Scampolo
d'estate
Lo so, è un po' un volo pindarico, ma in questi
giorni in
cui la mattina stiamo sotto zero mi piace
frugare tra le foto della scorsa
estate. E ripropormi
le sensazioni di serate speciali, come questa
passata
a piazza Navona... Non amo l'inverno.
Aaargh!
Occhio per occhio per 3,14
A fronte dei commenti di stamattina uditi nei bar sull'approvazione della legge che elimina l'ipotesi di eccesso colposo di legittima difesa, conservo volentieri questo articolo di giornale...
La lezione americana che il Polo dimentica
DI VITTORIO ZUCCONI
SOTTO l'ombrello della Costituzione americana che garantisce il diritto di portare armi, concimato da una cultura della frontiera che ha sempre incoraggiato il principio del "shoot first and ask questions later", prima spara e poi fai domande, gli Stati Uniti sono da secoli il laboratorio sociale dove si sperimenta quel diritto alla difesa individuale della proprietà, e non solo della persona, che da ieri è divenuto legge anche in Italia, grazie ai neo-pistoleros della Lega.
Istintivamente popolare, e stampato negli occhi di noi che leggiamo e lamentiamo le storie atroci di poveri bottegai trucidati per una spilla, la privatizzazione della giustizia, il principio dell'autodifesa a mano armata, piace molto. Soprattutto in tempi nei quali la criminalità dilaga, lo Stato è inetto, distratto o impotente.
Chiunque abbia subito un furto, sa bene che trovarsi la casa ripulita, l'auto sventrata, la borsetta alleggerita da una mano furtiva, lascia un senso di violazione personale, spesso molto più bruciante del valore stesso degli oggetti rubati, quasi una forma di stupro alla estensione di noi stessi, che sono le cose che ci appartengono. Ma la domanda alla quale ora si deve rispondere, non è se a noi piaccia questo permesso di caccia al delinquente, come è ovvio che piaccia, è sapere se e quanto il diritto a sparare per primi contro presunti intrusi senza rischiare paradossalmente il carcere, serva a scoraggiare i criminali, ad aiutare le persone oneste, a rendere più sicura la società nella quale tutti viviamo.
Se la risposta deve essere cercata nel laboratorio americano, e non si vede dove altro cercarla, la risposta è, purtroppo, no, anzi, al contrario. A parte qualche rarissimo e aneddotico esempio, cercato e ingrandito con il microscopio dalla colossale lobby dei fabbricanti di armi, l'esperienza degli Stati Uniti dimostra seccamente come il diritto di sparare e di portare armi conduca a un incremento, e non a una riduzione, delle morti violente e dei feriti. Non tra i criminali, attenzione, ma tra gli onesti cittadini.
Nella Florida di Jeb Bush, dove 350 mila abitanti hanno chiesto e ottenuto il permesso non soltanto di possedere, ma portare con sé pistole e revolver, il numero di crimini violenti resta dove è sempre stato, il secondo di tutti gli Stati Uniti, dietro soltanto alla South Carolina, un altro Stato dove non è infrequente vedere per strada camioncini che esibiscono il fucile nel lunotto posteriore. La curva dei delitti a mano armata è scesa rapidamente ovunque, nell'ultima generazione, e dunque anche in Florida, ma è scesa indipendentemente dal diritto di "shoot first" o di portare armi nella borsetta. Il tasso di criminalità è una variabile indipendente dal possesso di rivoltelle e dal diritto di usarle, ma dipende da condizioni estranee al mito del Mezzogiorno di Fuoco, generazionali, economiche, sociali, culturali. In Giappone nessuno possiede o usa armi, e il numero di persone oneste uccise per rapina o per furto è il più basso del mondo civile.
Una disposizione come questa, concessa dalla maggioranza alla campagna elettorale della Lega, ha un corollario inevitabile, anche se per ora nascosto, una seconda parte che vedremo nella prossima legislatura, se questa destra tornasse al potere. Si chiama diritto di comperare e portare armi allargato, rispetto ai vincoli strettissimi di ora. Non avrebbe infatti molto senso concedere a tutti i cittadini il privilegio di sparare, se poi soltanto una ristretta categoria di commercianti o di professionisti avessero lo strumento per esercitarlo.
Qui si apre il secondo e terrificante abisso che questa demagogia da western spaghetti elettorali scava per tutti noi. Non soltanto essa non serve affatto come deterrente anticrimine e può essere addirittura un formidabile incentivo perché sia il nemico, l'intruso, a "shoot first", a sparare per primo, visto che sa di essere un bersaglio legittimo. In più, in molto di più, la diffusione delle armi, la rottura del tabù dell'Ok Corral, matematicamente porta a una strage di innocenti che supera di gran lunga il numero di innocenti uccisi dai malfattori. Le probabilità che il buon padre di famiglia uccida il proprio bambino o la moglie per accidente, per imperizia, per imprudenza o perché una lite violenta in famiglia anziché finire a riprovevoli sberle, finisca a micidiali revolverate è 22 volte più alta della probabilità di fermare o freddare un delinquente, secondo le statistiche dello Fbi.
Guardiamo di nuovo nel vetrino americano. Nove bambini al giorno sono uccisi, in media, perché colpiti direttamente, o nel fuoco incrociato da armi, spesso maneggiate da papà, perché possedere una Colt 45 non significa trasformarsi automaticamente in Wyatt Earp o John Wayne.
Sedicimila persone all'anno commettono suicidio usando una pistola, che è l'arma d'elezione dei maschi che nei momenti di depressione acuta trovano il conforto di quel metallo freddo e sbrigativo contro la tempia. Senza neppure tenere conto dei casi celebri di malcapitati confusi per rapinatori o di amici fulminati per errore come accade anni addietro al calciatore Re Cecconi, che organizzò una rapina per scherzo a un amico gioielliere.
Rendere più facile, addirittura incoraggiare di fatto, il possesso e l'uso di armi garantisce, se i secoli di storia Usa e i 300 milioni di americani sono una "database" credibile come sono, un aumento delle vittime innocenti e solo trascurabili effetti positivi sulla criminalità, dunque l'opposto di quello che la demagogia elettorale delle "persone per bene" indifese contro i delinquenti vuol fare credere. Ed è sbalorditivo che sia proprio la destra, o ciò che in Italia passa per destra, ad avere dimenticato la lezione di un loro idolo, quello sceriffo di New York Rudi Giuliani, che ridusse la violenza nella sua città con la sola formula efficace: molti più soldi per addestrare e mandare in strada migliaia di agenti in più. Quello è il solo strumento di dissuasione che non uccide coloro che lo brandiscono. Non questa apertura della caccia al criminale, questa privatizzazione della giustizia alla Charles Bronson, che abbatterà, tragicamente, molti più cacciatori che selvaggina.
(25 gennaio 2006)
Senza foto
"Per me scrivere al computer è innaturale. Io
uso ancora la penna. La penna segue il corso del pensiero, che scorre
fisicamente attraverso la mano con una sua armonia. Battere sui tasti del
computer invece è come pensare una parola alla volta..."
Interessante.
L'ha detto Claudio Magris
#Senzatitolo
( e senza
testo...)
Scattata ieri a Ostia.

Report-Age
Stamattina per recarmi al lavoro ho preso il treno. Era molto presto,
le sei di una domenica mattina. "Chi vuoi che possa mai incontrare in stazione",
pensavo.
Invece ho trovato tantissimi teenager, sembrava partissero tutti
assieme per una gita scolastica. Alcuni facevano i bulli con le ragazze, altri
hanno cercato anche di attaccare briga con me. Ho fatto l'adulto disposto al
gioco ed allo scherzo, e cosi' sono riuscito a sapere il motivo per cui fossero
tutti in piedi così presto... Mi è stato risposto, con la meraviglia con cui
si risponde ad un alieno, che stavano tornando a casa dopo una notte
passata in discoteca. Vero, non ci avevo pensato. Poi era palese che
fossero tutti minorenni. Parecchi di essi erano abbondantemente fatti, e dentro
i vagoni regnava un'atmosfera davvero irreale...




A caccia di abitudini
(ed
autostima...)
Sembra sia la moda del momento.
Non
mi sottraggo, espongo quello che di maniacale riserbo meco.
Nel
dichiarare le mie cinque peggior abitudini postillo da subito che potrei
sintetizzare tutto scrivendo: "sono spesso depresso". Ma poi rimarrebbero
altri quattro punti in bianco. Perciò mi cimento seguendo altre
vie.
1) sono pigro. Ahimè. lascio il bucato in lavatrice per almeno un giorno
prima di raccoglierlo. I piatti si tuffano nel lavello in cerca di lindore senza
che io me ne occupi presto. Poi quando pulisco, certo, tutto brilla. Ma
prima che mi muovo... Sempre dovuto alla pigrizia è un altro singolare fenomeno
casalingo: scarpe e ciabatte sempre sparse per casa. La scarpiera serve solo per
i momenti in cui ricevo visite importanti... Il giorno che risolverò questo
problema sarò l'uomo più felice della terra.
2) La fotografia: una
mania. Scatto tante foto, soprattutto con il cellulare. Quello che finisce nel
blog è una cremina superficiale di tutto ciò che di visivo mi diverto a
raccogliere Sono maniaco, lo ammetto, i miei amici lo sanno. I miei colleghi di
lavoro pure. Non appena vedo manifestarsi qualcosa di insolito e strano a
livello umano, cerco con nonchalanche di documentarlo... Sperando che non se ne
accorgano.
3) A casa non guardo tv. Solo radio, web e soltanto
pochissimi selezionati programmi speciali televisivi. Non sono fuori dal
mondo, anzi, tuttaltro. La tv è il mio lavoro, quindi mi trasmette troppe
emozioni e dettagli tecnici se la guardo. Ma a casa il tv è quasi sempre off. In
auto solo Radio3 Rai, a volte Radio24, altre Radiouno. Sono sempre a caccia
di fatti, attualità, cultura e ragionamenti interessanti. Quasi a cercare
di colmare una personale e profondissima ignoranza
atavica...
Insomma, al cospetto di un "young way of life" potrei
risultare una palla!
4) La comunicazione: faccio
troppe domande. Spesso imbarazza i miei interlocutori. La curisità è la cosa che
non so controllare. E' un gioco fattoriale: dopo una domanda ne nasce
spontaneamente una seconda ed una terza... Inoltre dico troppo
spesso avverbi come "francamente", "sinceramente"... etc. Potrei risultare
fastidioso...
5) Al cinema rido, e non sempre a bassa voce. Ma perchè mi
fanno ridere le assurdità dei film fatti male, le cappellate narrative dei
registi, le amenità drammaturgiche di molte pellicole hollywoodiane. Quando un
film è fatto bene sono composto, attento, coinvolto, ed arrivo sempre
diligentemente a commuovermi, spesso anche in maniera devastante. Magari
rimango muto e triste oltretempo, assaporando il retrogusto del film,
una volta fuori dalla sala. Ma quando non mi piacciono, o si sputtanano da se
dopo due scene (un attenzione su come è montato e sceneggiato c'è sempre...) li
demolisco senza grazia a suon di commenti cazzari. Ed in questi casi, lo
ammetto, posso risultare fastidioso.
Insomma, sono una brutta
scorza. :)
PS: ce ne sarebbe una sesta... "cerco sempre di
scoraggiare tutti dal frequentare un tipo come me". Sembra la
riproposizione di una celebre battuta ma si tratta di una cosa
vera. Forse sono un po' orfano di
autostima... ..
Screamin'n'Go

Lo so, potrei parlare di tante altre cose, intrattenermi
a raccontare
di menate più gradevoli e simpatiche, come
qualcosa che sicuramente
se mi frugo dentro c'è, ma
non posso non rappresentare il senso di
impotenza
che si prova nello stare senz'auto in una città come
Roma,
soprattutto se per lavoro si fanno i turni e devi
tornare a casa all'una di
notte... Ieri sera per andare a casa
di amici mi ha accompagnato Silvia, con
la sua opel tigra
filante e darkeggiante, nel quale abitacolo di coupè non
ero certo seduto comodo. Avere la macchina rotta è una
buona occasione
per scroccare passaggi... Ma vi prego,
fatevi macchine comode! (la mia peppa
è proprio da
padre di famiglia... ed io mi sento così bene nel
confort
che essa mi sa offrire)
(il bimbo nel fotomontaggio è il mio superlativo
nipote...)

FishCasting...
Giuro che spengo tutti i miei pc e me ne
vado al lago almeno due
ore ogni giorno.
(fa parte della dieta...
)



Oggi mi sento ispirato...
(In realtà sono mesi che ci
pensavo)


Come back to
me
Torna da me, dove dimoravi,
spirito menestrello che tanto mi
animavi,
lo so, sono impinguito, ed anco tramortito
dalla vita di
postproduttore che mi sono dato.
Un tempo mi bastavano quattro parole ed una
chitarra
ora che sono pieno di files avi, jpeg, mp3,
e mi sento poco
disposto a giocare con le parole
e nel lessico musicale sono mezzo
stropicciato.
Il mio passato, un po' me lo sono perso, ahime,
ma
ora, per quanto possa essere un po' sfiorito
quello spirito, è il mio
obiettivo vederlo ritrovato...

Dedicato a
chi ha un'età... 
"Fuggono i giorni
lieti
lieti di bella età.
Non fuggono i divieti
alla
felicità"
Sandro Penna
Avere i propri nonni è una ricchezza.
Avere i loro ricordi anche.
Averli nel cuore è una
delle più grandi forze
di cui possiamo disporre.
Poter avere
un dialogo
con una persona anziana
che mi racconta le cose della sua
vita
è una delle emozioni alle quali
rispondo con maggior
entusiasmo.
Come sentire una canzone di Rabagliati
e Lina Termini e
trovare in quelle note
tanta di quella modernità da farmi
apparire
banalissimi dejavù i versi
dei cantautori di moda
oggi.
Allo stesso modo ascoltare un racconto
di una particolare esperienza
di vita
passata può scacciarmi quel latente sapor di
insipido che hanno parecchie cose
nelle quali ci si può
imbattere nel presente.
Tutto qua.