1-1-2006
Ma che bello!
Un
anno nuovo tutto per noi, con tante cose belle e
nuove da fare, tantissime e
tantissime occasioni
per meravigliarsi come ho visto fare a questa bimba
qua l'altra mattina nel centro di Roma, e tanti buoni
progetti tutti da
cominciare.
Il giorno primo dell'anno mi ha sempre meravigliato
per la
geometria perfetta delle cifre sui display digitali:
1-1-2006. Magnifico. Tutto azzerato, cifre semplici
e nuove.
Di conseguenza un amnistia per le incompiute ed
un indulto
per le pigrizie. Uno scappellotto agli insuccessi.
Ed un foglio bianco su cui
scrivere un titolo, come un
sentiero inedito di fronte a noi da cominciare e
tante cose già note da guardare in un modo nuovo.
Io il mio piccolo mondo di cose nuove già lo
vedo.
Ed il mio carnet di propositi già l'ho scritto.
Vento in poppa e
curiosità in prua.
Mi muovo verso il nuovo.
Quello che mi
si presenterà all'orizzonte, poi si vedrà...
Buon anno a tutti!
Il Check
Finale
Eccoci qua, ci siamo, siamo alla fine, e fa capolino
il nuovo. Si
tirano le somme, si controllano i risultati,
si verificano le aspettative, e
si adocchiano nuove sfide.
Del mio anno che finisce posso dire tante cose
belle.
In assoluto posso dire che sia stato un anno importante.
Una casa
nuova, come la sognavo e piena di confort,
tante piccole, medie e grandi
soddisfazioni di lavoro
diversi progetti che hanno concretizzato anni di
intuizioni
ed idee accantonate, e poi tanta fatica per perseguirli.
poca
gloria e pochi soldi rispetto al lavoro svolto.
molti debiti, contratti per
ristrutturare la casa, per
entrare in possesso di una graziosa autovettura
nuova (la Peppa!). Un bel po' di amici nuovi. Una persona
speciale con la
quale ho fatto un po' di strada assieme,
forse poca rispetto alle
aspettative, ma intensamente
vissuta. Mi rammarico di non aver trovato il
tempo
per farmi una vacanza come Dio comanda.
Mi rammarico di aver
suonato poco, aver scritto
pochi spunti per canzoni nuove, di essere
uscito
poco in bicicletta e di aver vissuto molte cose
di fretta, col
fiato corto, di essere ingrassato
di nuovo fino a superare la soglia
psicologica più
alta mai conosciuta, ovvero... 110 chili...
Ben portati, a
detta di tutti, con un sorriso che spero
mi accompagni spesso nel nuovo anno,
per quanto
esso sia fatto di diete, di ritorno di fiamma per
il versante
musicale, così tanto trascurato, magari
con nuovi spettacoli insieme ai miei
amici, e nuove
e più attuali canzoni... Spero di trovare tante parole
sia
in questo blog che fuori, sui testi, nelle pagine
dei libri, tante parole
ricche di vita e di emozioni.
Di arricchirmi di conoscenza, di andare più a
fondo
nelle cose che mi passano davanti, di superare
le mie pigrizie, di
saper essere vicino alle persone
che mi vogliono bene. E di esprimere meglio
i
miei sentimenti, anzi soprattutto ascoltarli!
Le mie foto lo so, sono
là. Se mi dedico a cercarle
esse vengono da me. La fotografia è vita.
Viene
prima di ogni pensiero e di ogni intuizione.
Le parole scritte e
meditate invece richiedono un
atteggiamento diverso, più ossequioso e
meno
istintivo. L'acutezza interiore con cui ci ritroviamo
a vivere non è
mai abbastanza definita, e soprattutto
mai definitiva, ci sfugge di mano, ci
lascia in balia
delle basse di spirito e spesso quindi ci perdiamo.
Allora
bisogna ascoltare per comprendere, esporre
il proprio pensiero per chiarirlo.
Ecco qua dove devo
crescere. E di pari passo potrei vedere
arricchirsi di
dettaglio anche la vita circostante, e la morfologia
di
quei miei sogni di sempre ancora tutti da inseguire.
Stasera lavoro,
brinderò con i colleghi. Ho la chitarra
con me, in una casa di amici nel
centro dopo suonerò.
Il mio check esistenziale è solo iniziato. ma non
credo
che durerà molto. La notte è bella e tutta da vivere e
da
condividere. A cominciare dai desideri. Quelli sono
l'olio per lo
stoppino della luce che verrà.
Ciao 2005. Grazie di
cuore.

Attesa agli arrivi
Aspettarti
è
stato come
essere preso
a scappellotti
per lunghi quarti
d'ora
da una folla tumultuosa
di ricordi chiassosi
e
contraddittori.
Ritrovarti è stato
un po' fare pace
con tutti questi
esserini mentali,
subito brilli di te,
e
riconciliarsi con
il Gran Quartier
Generale del Cuore.
Vada come
vada,
sarà comunque
un successo.
Il Bukowski italiano
E' stato da tanto tempo
definito così.
Per chi non lo conosce si tratta di Remo
Remotti,
un'artista romano, ottantunenne, che spesso
è possibile
ascoltarlo su RadioRock nei suoi
deliranti monologhi invettivi contro " 'sta
Roma
de mmerda...". Dice di avere una fidanzata nuova
nuova di appena
ventott'anni, e di aver conosciuto
l'amore vero soltanto a settantaquattro
anni.
Ho avuto il piacere di conoscerlo ed intervistarlo,
e credo che al
di là del personaggio che si è creato
c'è davvero una persona colta e
sensibile. Poi
vederlo sul palco alla veneranda età che ha (se gli
dici
"vecchio" ti manda a quel paese con molta
franchezza...) rimane un'esperienza
divertente.
Ma la cosa più bella è il suo rapporto con i giovani.
Sembra
veramente che sia un coetaneo di tutti.
Lo senti dire "Bella,
fratello..." come un ragazzetto
qualsiasi del muretto, e l'ho visto
scrivere infuocati
messaggini sms amorosi con la stessa perizia di
un
quattordicenne.


Ultimi pensieri prima di
Natale
Stanotte ho sognato di piangere.
Sembrava che piangessi davvero,
avevo di
fronte mia madre, e piangevo senza vergogna.
Piangevo per tutte
le cattiverie che vedo in giro,
per le persone che vedo soffrire, e per
quelle che
fanno soffrire qualcun'altro. Per l'amore che non
spesso c'è,
se non a chiacchiere, attorno a me.
Per chi mi ha deluso, per chi vive e
stravive di
cose materiali, di chi non sa attendere, di chi
non coglie il
senso ultimo delle cose, che ci vuole
tutti fratelli, tutti vittime di una
stessa maledetta
degenerata società. Di chi non c'è più, e di chi
non vedo
più. Di quello che resta delle cose belle
finite, di quello che cerco e non
trovo dalle cose
che mi passano attorno. Piangevo di tutte le
mie
miserie, la prima, forse, di non essere capace
di lavorare attorno ai
miei spigoli caratteriali.
Piangevo per questo senso di affanno che
mi
sento addosso, per le vacanze che non faccio
in un modo degno da tanti
anni per via del lavoro,
del troppo lavoro, delle illusioni che
dominano
l'animo e mi impediscono spesso di ascoltare
il cuore come
converrebbe fare sempre.
Se piangevo, comunque, è perchè lo ascoltavo
il
mio cuore. E avvertivo tutto troppo complesso
e poco gestibile. Tutte le
persone alle quali
vorrei augurare un buon natale, tante, ognuna
a suo
modo irraggiungibile, nel cuore.
Spero che viaggi lo stesso, questo
augurio,
più che altro perchè il mio pianto almeno
avrebbe un senso. E non
mi vergognerei
se non di non aver pianto prima.
Buon natale.
A
tutti, a chi legge e commenta, e a chi legge
e curiosa ma non commenta.
E a chi passa per caso.
Ci provo, in questo blog a crescere.
Ci sono i
miei occhi, i miei pensieri e le mie parole.
Non sempre sono qualcosa di ben
congeniato.
A volte banali, altre volte ingenui, e spesso grezzi.
Ma ci
provo e continuo a farlo nonostante tutto.
Perchè solo così forse riesco a
crescere.
O perlomeno ci provo.

In the
mood
In questi giorni ho lavorato veramente sodo.
Ho avuto modo di
immaginarmi qualcosa di
buono insieme ad altre persone in gamba.
Il freddo
dell'inverno lo sento appena sfiorarmi,
preso come sono da pensieri ed
ipotesi, o conversazioni.
E' strano come invece sia sempre stato il freddo
a
mettermi k.o. in passato. Invece forse il calore
delle situazioni che
vivo me lo fa ignorare,
quasi non mi accorgo che tra tre giorni è
natale.
Mi sento un po' come questo gabbiano qua,
sopra un panno di brina,
ma nudo con tutto
il mio essere interiore e le mie idee, e pronto
a
volare, non appena avverte un fremito nell'aria
o
gli butti
una briciola di pane.
Il tour delle pizzerie
E' quello che faccio
ogni tanto con
un certo senso di divertimento.
Un pezzo di pizza comprato
ad una,
poi mentre lo mangi cammini verso la
prossima, dove ti scegli un
gusto
differente. Al terzo pezzo di solito
sono già sazio, e ho
attraversato tutto
il paese e non mi resta che aprire la
porta di
casa...
Tra il meditabondo e l'errante, mi regalo
un momento di
consapevole solitudine
a base di margherita e crostino con
salsiccia, e
magari una crocchetta
interlocutoria.... Poi, certo, quando
mangi in
compagnia, è tutta un'altra
storia. Però il tour delle pizzerie è
un
momento tutto mio. E non credo
che saprei farne a meno.
qundo lo
mangi
Per un paio di scarpe
Ti compri un paio di
scarpe da ginnastica
le provi per un pomeriggio intero scoprendo
che ti
stanno strette, che i cinesi che le hanno
assemblate cucendo la griffe di una
marca
famosa non hanno certo i parametri di rifinitura
e confort degni
della marca stessa. Un pomeriggio
di mal di piedi per capirlo. Di buon ora,
stamattina
entro non appena aprono le porte e mi presento
allo sportello
clienti. Gli spiego il dolore che mi
ha preso da ieri, gli porgo indietro le
scarpe che
avevo ripulito accuratamente a casa sotto e sopra
nessun segno
di usura, le ho portate solo otto ore.
La signorina, gentile e comprensiva,
mi fa un
buono del valore della merce. Che bello, mi ero
intristito al
pensiero del cattivo acquisto, ma
ho già un paio di scarpe più comode ai
piedi.
Miracoli della grande
distribuzione.

Il giocattolo magico
Sta lì
appoggiata fra gli scaffali del negozio
di giocattoli, accesa e funzionante,
e non puoi
passare li senza suonare due note sconcie.
Che qualcuno poi
provi a fare un po' di musica
in maniera più composta, ripescando le
migliori
melodie imparate in anni di studi e lezioni
musicali e' un fatto
più che naturale, no?
Ma mentre sto lì accanto a studiare i prezzi e
le
caratteristiche di un giocattolo promesso a
mio nipote vedo un
uomo avvicinarsi a quella
tastiera con fare un po' timido e
cominciare a
suonare melodie lentamente, da subito
avvertite
musicalmente come lontane, piene di echi
dell'est
europeo, a tratti gitane e malinconiche.
L'uomo con gli occhi inumiditi
da quelle note
viene richiamato da una signora della stessa età,
quella
che dovrebbe essere sua moglie, una
donna dall'aspetto balcanico, che
lo riporta
alle incombenze tristi della sua vita difficoltosa
di immigrato
o di nomade. Mi passa vicino ed
io sorridendo, riferendomi al suo modo di
suonare,
gli faccio i complimenti, e gli chiedo, garbato,
se avesse mai
suonato a qualche parte. Probabilmente
non conosceva l'italiano abbastanza
bene da
capirmi, o forse gli occhi della moglie che lo
avevano distolto
da quel momento di gioco
gli suggerissero di non parlarmi, o chissa
cosa.
Se ne è andato via ammutolito e meravigliato.
Non so per via
di cosa, se della tastiera, se della
mia domanda, o dell'intero centro
commerciale
nel quale si era quasi perso, o forse di se stesso,
e del
fatto che ricordasse ancora quelle note
che ci aveva appena fatto sentire, e
con esse
il ricordo di tante altre cose oramai
lontane.
Fiaccola e controfiaccola
E' passata nel mio
comune, la fiaccola olimpica.
E' stata l'occasione per fare una festa
pubblica,
c'era tanta gente, c'erano tanti bambini usciti
apposta prima
dalle scuole. C'era tanto caos
nel traffico, e tanti loghi di sponsor
altisonanti.
E c'era pure qualcuno che se la prendeva
con
questi cavalieri della globalizzazione che si sono
imbucati dietro il
tedoforo a proporre il proprio
logo, come si evince dai manifesti lasciati
in giro.

Interessante, no?
Cliccando qui si può
vedere un video in qualità ADSL del
passaggio.





Tempo Malandrino
Comincia a velocizzarsi tutto in nome delle feste.
Inizio a pormi il
problema dei regali.
Ma il fiato e corto e le cose da fare tante...
Mi
sento un po' come questo signore in bici.