
Oggi è un giorno free e potrei mettere a
posto
un po' di cose dentro casa. Avrei bisogno della verve
di questi qui sopra...
Chissà se je la fo... (buon
titolo per una canzone)
Pellicole e
pixel
E poi
ti imbatti nei fissati della fotografia tradizionale,
quelli che dicono che
le macchine fotografiche digitali
non fanno certo belle foto come la
pellicola, e poi ci lavori
anche assieme. Tu scatti con una reflex digitale,
e tiri
fuori tante di quelle foto valide che non sai come sceglierle.
Col
digitale poi il bello è che puoi scattare, e riscattare...
e riscattare, fino
a trovare il fotogramma giusto.
E lui scatta con la Leica da
Cartier-Bresson. In realtà mi ero
accorto che si distraeva troppo con i
tecnicismi, i diaframmi
le distanze iperfocali... ed altre menate
simili.
Due ore dopo le mie foto migliori erano già sul web.
Le sue dopo
un tribolato processo di sviluppo, non so ora
dove siano. Però sono
perfette... Almeno così ci si aspetta.
Peccato che nessuno le veda...
In
amicizia mi ero offerto di scansionargli i negativi.
Perchè un fotografo
tradizionale va tenuto per mano come
un bambino quando lo porti al cospetto
del mondo digitale.
Ma non ha funzionato. Si sentiva violato. Romantica, ma
poco pratica la fotografia chimica può costituire ancora
una risorsa solo
se interfacciata col digitale. Perchè
ogni cosa oggi prima o poi finisce nel
web, o viaggia
attraverso il web. Proprio come è accaduto per il
nostro
progetto. E come non è accaduto per le sue pellicole.
Conosco bene
entrambe le tecnologie, ho iniziato presto
in camera oscura a sviluppare
e stampare in bianconero,
investendo le giornate migliori della mia
adolescenza,
ma poi ho avuto anche la fortuna di saper seguire tutti
i
cambiamenti, e ho saputo cogliere in essi una chance
per fare foto
migliori. Ora scatto con tutto, reflex, cellulare,
compattina, estraggo
frames dal video come a ritagliare
fotogrammi preziosi di vita, felice di non
dovermi più
confrontare sempre con i costi esosi del processo chimico
di
sviluppo e con l'incombente fine della pellicola.
Scatti... scatti... senza
pensarci, guardi e scatti.
E ti compiaci di quello che hai raccolto in un
immagine.
E se non ti piace la rifai, ma mica una: dieci volte.
Fino a
vedere un fotogramma perfetto.
Una volta questo privilegio era solo nelle
polaroid.
Ma io ero squattrinato e non potevo permettermela.
Ora invece,
come può qualunque altro appassionato,
penso solo a
guardare, meravigliarmi ed inquadrare,
per cogliere le cose attorno a
me. Il resto è accessorio
all'intenzione di rappresentare il mondo e la
vita
che mi ritrovo attorno attraverso una bella immagine.
L'immagine di sopra, è fatta
con una reflex.
Digitale... ovviamente.
A
lucky pair

Quando incontri una
coppia che funziona
bene, e che fa progetti, con realismo e senso
di
comunione, e di intesa, tanto da rappresentarti
in pieno quello che è
l'ideale d'amore che ti porti
dentro... e che non hai ancora realizzato in
pieno,
beh, allora pensi lucidamente che vale la pena di
crederci e di
sperare, che arriverà il momento anche
per te, che nel frattempo
fai il tifo e sospiri per loro.
Non senza fotografarli...
obviously.
Ecco, forse è questa la mia teoria: le coppie che
funzionano ti
sanno cavare da dentro la voglia
di provarci, quindi non so se dire se sono
terapeudiche, oppure ti istigano a cacciarti
in nuovi
guai...
Alla fine...
hai la sensazione che il potere chi ce l'ha se lo
tiene
sempre stretto. Anzi, l'arte del potere consiste nel
saperselo
mantenere, ed hai tanto più potere quanto
più lo sai ostentare e difendere, e
glorificare. Poco
importa come e dove lo eserciti. L'importante è
avere
modo di esercitarlo. Come mettere il cappello su tutte
le poltrone
libere dentro la sala. Per poi rivendicarne il
diritto di contrattazione con
chi vorrebbe sederci.
Tempo fa mi era molto più difficile comprendere
queste
dinamiche. Ora ci ho fatto il callo, anzi cerco di impararare
e
fare profitto dal confronto che affronto, quasi fosse uno
stage. E quindi
codesti omini pregni di decisionismo io li
assecondo, li osservo, in disparte
li commento, e poi
li affronto, facendo riferimento solo a me stesso ed a
quello
che provo e percepisco momento per momento.
Senso pratico e
fiducia nel mio animo.
Ma senza aver perso o abiurato quella forma di
ottimismo
e di "purezza" di idee di cui si può e si deve essere
orgogliosi e fieri di avere, visto che spesso essa è la
forza
generatrice delle costellazioni di cose migliori
incontrabili nella
biosfera. Certo che poi si rischia di
andare in pasto appunto... agli
uomini di potere,
con i quali bisogna comunque sopravvivere e
relazionarsi,
visto che sono loro
principali i committenti,
ed anche i primi destinatari. E qui, aggiungerei
anche i
peggiori estimatori. Visto che poi
infatti questa categoria
antropologica è storicamente poco ben disposta
a
capire il sapore ultimo e vivido delle cose ... e soffre
di una qualche
deficienza artistico-percettiva per via
del fatto che essi si
trovano a rispondere ad un diverso
immaginario
intellettuale, condizionato quasi fino alla
cecità dalle regole
di concretezza e di rigore copernicano
delle loro "cose di potere". Ma
questa è un'altra storia.
Ad ognuno il suo
ruolo. Essi stanno bene nel loro.
Io, nel mio...

Lampi di Natale

Così. un po' dappertutto... ci si prepara.
A me sembra troppo presto,
ed ogni anno sempre prima.
Però...
Veloci e Mattutini
Un mattino
fumoso di freddo e di motori di macchine
in fila, tutti fermi, un vigile
fischia ritmato mentre i
clacson di tanto in tanto postillano la carenza di
pazienza
generale. Io ho parcheggiato dove potevo, accettando
l'idea che a
piedi si fa prima. Un vigile urbano guida
la propria auto di servizio
parlando noncurante al
cellulare tenuto dalla mano sinistra, ovvero
sotto gli
occhi di tutti. Vorrei fotografarlo, vorrei raccogliere
questo
ben risaputo paradosso in un fotogramma.
Chi dovrebbe far rispettare la legge
è il primo a violarla.
Non ci riesco. Prima che si attiva la fotocamera del
mio
cellulare questo personaggio in divisa municipale
è già filato
via sfrecciando in tripla fila. E' solo il panico
di un mattino poco
normale, il freddo quello però ci
sta tutto, padrone della stagione. Più
avanti scopro un
incidente. Non è grave, un carro attrezzi si sta
portando
via una fiesta tutta ammaccata da un fianco, tutti a guardare, deve
essere successo parecchi quarti d'ora fa.
Più avanti mi sfreccia veloce
brontolante una vecchina
in bici. "non si può più andare avanti
così...", è l'unica
frase che raccolgo. Si difende bene la strada con il
suo
borbottio misto ad occhiate severe qua e la di
fianco,
sprezzante verso tutte le macchine in fila
che assistono inesorabilmente ferme al suo veloce passaggio.
Frugando frugando

tra le foto che sono arrivate al progetto mi
ritrovo ad ammirare
dei veri e propri capolavori.
In questi giorni pare proprio che stiamo
giocando
a figurine, non facciamo altro che scambiarci
foto come se
avessimo ognuno di noi un album
Panini da finire...

Roma-Civitavecchia
Autostrada verso la città del porto, è quasi
sera, mi muovo in
direzione della musica.
Ogni anno là degli amici organizzano un
festival
musicale dove in gara ci sono canzoni originali
ed artisti che
amano esibirsi ma che non si
prendono
troppo sul serio. Insomma, il posto giusto
per me. Che ho conosciuto su quel
palcoscenico
soddisfazioni fra le migliori dal punto di vista
artistico-umano-musicale. Quest'anno sono stato
minimalista, una base
"uneplugged", una canzone
che non avrei tirato mai fuori se non per
Fausto,
per Annalaura, per il loro Movimento per la Vita
e per la
simpatica gente che ogni anno ritrovo in
gara a competersi i premi. Non ero
preparato, sono
stato tutto il lungo tragitto autostradale a ripassarmi
il testo della canzone, e solo a metà della esibizione
mi sono
sciolto ed ho cantato bene. Non è stata una
gran bella figura. Mi ha salvato
il mio rapporto
virgolettato con le cose musicali. E quella
forse è la
mia cifra artistica, per me che ho sempre dichiarato
di
perseguire il genere della "musica sghemba".
Del resto mi sono
divertito molto prima e dopo,
così come ieri sera mi è parso
evidente come il
mio approccio con me stesso dal punto di vista
musicale
continua a mutare e ridimensionarsi.
Certamente sotto il colpo delle altre
cose che faccio
nella vita, ugualmente espressive, se non di più,
di una
semplice e mera canzonetta moderna.
Sono lontani i tempi in cui per ore
intrattenevo
le folle nei pub, a volte prendo appunti per nuove
e più
ispirate canzoni, perchè mi accorgo che quel
tema, quell'argomento o quella
immagine di vita,
nel modo in cui vorrei cantarlo ed approcciarlo
io,
nessuno l'ha ancora affrontato. Più un fatto
trasognato e creativo,
insomma, che invece pratico
e concreto, come una musica finita
e "fissata" che
richiede non poco tempo e fatica per
realizzarsi,
raccogliendo il materiale testuale e musicale
giusto
e lavorandolo con passione ed ispirazione
per veder
nascere una canzone da poter far ascoltare. A tal
riguardo poi tante volte negli ultimi tempi mi sono
chiesto se la canzone
sia la forma di espressione
migliore a cui rifarsi, e soprattutto se sia
ancora
attuale, visto che oramai con l'avvento degli mp3
e della Rete
praticamente si è dissolto buona parte
del valore di questa forma
artistica. Anche se poi
a fronte sono nate nuove chance per chi ha
talento
ed idee da far conoscere. Comunque sia, cantare
dal vivo rimane
un emozione grossa. Anzi, la più
importante. E dovrei capire che farlo più
spesso mi
farebbe bene. Magari potrei ritrovare il capoverso
e viaggiare
in auto come ieri sera verso un palco
potrebbe avere un
sapore certamente più buono
ed sicuramente diverso. E magari
potrei ritrovare
lo stimolo per lavorare a rappresentare al meglio
il mio
pensiero creativo-latente attraverso canzoni
originali e degne di quelle che
scrivevo in passato,
quando la musica era tutto quello che conoscevo
e
con essa c'era ben altro afflato...


Domus
Video
Il ristorante è sontuoso come pochi. Forse il
più elegante in
assoluto della zona. Il gestore
certamente di meno, ma comunque
affabile.
Visto che sa che siamo del mestiere ci parla
della
sua passione per il video, ci mostra il
videoproiettore che scende
zzzz... elegante
dagli stucchi dove era nascosto, e lo schermo
circondato
di casse dolby digital. Che favola!
"Qui si siedono gli sposi. Poi quando
arriva la
portata di pesce, i camerieri schierato con i
vassoi, io abbasso
le luci e parte il filmato..."
L'idea di Pino è innovativa: arricchire
l'atmosfera
delle celebrazioni con dei video a tema, creando
di fatto una
suggestiva scenografia virtuale.
Notevele intuizione, non c'è che dire,
visto
che egli è più un imprenditore edile che altro.
forse è stato pure
muratore, ma ora è ricco.
E si può permettere questi sfizi ed altri.
Ma il
problema, ahime, è di regia del video,
è lui stesso ad
ammettere... questa defaillance,
rappresentandoci le sue perplessità
sulla cosa.
Nel video del pesce... una famigliola di astici
camminava
serafica, vicino una seppia...
Una balena - specie protetta - e tanti
gamberetti,
poverini! - pure quelli - oddio, che mattanza!
Ma come
non sentirsi dei mostri nel mangiare
poi dal proprio piatto pietanze piene di
animali simili a quelli felici visti nel video?
Ma il meglio di questo
"grande fratello da chef"
viene con la carne, e qui e lo stesso gestore
che
ammette le sue oggettive difficoltà: "come faccio
a mmette 'sto video
qua, dìteme voi! Nun posso!"
Entra il dvd nel lettore, parte una musica
tribale
fatta di tamburi senegalesi... Cruenta! TumTUM!
E di botto, con
violenza, sullo schermo tante
immagini di fuoristrada in safari, di gazzelle
inseguite e morse da leoni... Di animali braccati
e addentati da
altri più veloci e predatori...
Io non ce la faccio, divento rosso per
l'apnea
nello sforzo inutile di trattenermi, ma poi...
scoppio a
ridere... "E' vero, Pi', come fai? BOH!"
Che macabra fantasia.
Per non parlare delle
cose viste nel video per il dolce... Da
infarto.
Andrea prende appunti, propone soluzioni
e promette un impegno a
trovare soluzioni
migliori per l'idea del gestore. Ed io inizio a
desiderare improvvisamente di cambiar
drasticamente mestiere...
Pellicola di
vita
Quello che non si può raccontare
attraverso un video,
magari una foto lo può cristallizzare meglio.
La
memoria richiama il vissuto, e rispondono in tanti.
Anche Andrea, con tutto
il suo entusiasmo, con l'infinita
energia che ci ha fatto conoscere
inventandosi il cinema
in un paese dove da anni non c'era più. E poi la
bella
stagione dell'arena all'aperto, proprio qui, proprio dove
ora sta passando il cinema per creare e raccontare,
avevamo le
sere d'estate piene di film da vedere,
che ci godevamo su comode
poltrone che ora giacciono
abbandonate nei locali bassi in mezzo ad un
disordine
che è un vero oltraggio al ricordo di quel periodo.
Al
pensiero positivo di quell'isola di felicità che Andrea
ha fatto conoscere a
tutti, per poi portarsi via con se
un giorno di questa scorsa estate.
Restano pellicole
srotolate, tavolini divelti, il motore con cui le
riavvolgeva
è oramai irrimediabilmente ossidato, manifesti, volantini
e
tanto altro. Ma tutto quasi totalmente e definitivamente
marcio, tutto
sperso. Sono stati lunghi mesi di malattia
a rovinare tutto. E a noi,
assieme a qualche rullo di pellicola
ancora intatto di promo di film
oramai non più in prima
visione, resta il ricordo di un maestro
andato via troppo
presto, troppo in fretta, come una pellicola che si
rompe e
lascia il buio in sala. Siamo in tanti ora ad accendere
fiammiferi per inseguire un po' di luce, ma non sarà più
lo stesso,
anche se lui, sono sicuro, ci verrà sempre
incontro, a smuoverci l'animo
nella direzione giusta,
a passo con le immagini, in sincrono con le
idee, con
l'interesse giusto per le persone, per le parole, e per
la vita che ci gira tutta attorno.




Guardo, guardo e guardo.
Non mi stanco mai di guardare le foto dei giorni lontani.
Scruto ed ingrandisco, frugo e mi incuriosisco più di prima.
Cerco di capire i gesti, di riconoscere le intenzioni.
Di avere la prova di una continuità.
Di sapere che la vita è
sempre qui.
Allora come prima e come adesso.
Sempre bella, e sempre
intensa.
E pure sempre complicata.
Cerco di capire il mistero di una mutazione.
Il significato di un passaggio.
Ascolto il silenzio di chi se
ne è andato.
Lasciandoci qui intrisi
di tracce del suo
vissuto.
Come a cercarne un saluto.
Come a volergli un po’
estorcere
un abbraccio
infinito di commiato.
He got the power
é capace di far divertire
i suoi nonni in un modo
mai
conosciuto prima.
E' l'ultimo arrivato ma
ha dimostrato
già
abbondantemente di
avere le idee chiare...
come pochi al
mondo.
E tutto questo
è ciò che di più bello
si possa avere dalla
vita.

SuperOtto prima di ninna
Il materiale mi era stato dato con
molto timore.
Dietro quei nastri c'erano ore ed ore di lavoro.
Ben
catalogate per anni, dal 1978 in poi.
Footage, detto in inglese, per il
nostro documentario.
Mi potevo aspettare di tutto, ma non quello che
ho
visto. La persona che le ha girate, ironia
della sorte, ora è quasi cieco. Ma
l'amore e la passione
che mi sono arrivati dietro il suo lavoro di
cineoperatore
amatoriale alle prese con una cittadina che
cambia
e cresce non ha eguali. Bisogna avere un
cuore
particolare per stare al di qua di ciò che accade, e di
fronte
a tutti gli altri. Questa sera, prima di dormire, qui,
dai video di
Pierluigi ho imparato tanto, ma non di
video, per quanto dal minimalismo
reale (e non fighetto
come spesso si vede oggi in giro) la lezione anche in
quel versante è notevole... ma ho appreso tanto dalla vita.
La
vita raccontata dalla sua superotto, dei luoghi in cui
vivo, delle persone
che li animano, dalla sua voce garbata
a commento dei primi sonori. E dalla
vita che ho vissuto
io stesso bimbo in quelle giornate di anni lontani,
come
in quella strepitosa ripresa dei festeggiamenti per la
vittoria
degli azzurri nel mondiale del 1982. Ho ritrovato attraverso
il
suo lavoro molti frammenti della mia infanzia. I miei
occhi hanno rivisto
ciò che sembrava oramai solo
vacua materia mentale. Pierluigi ora con i suoi
di occhi
vede molto poco. Ma tutto quello che essi hanno visto
è un
prezioso atto d'amore per la comunità del paese
in cui
viviamo.