Al silenzio ed al buio
... ho pigrato per un po' di lunghe
ore,
la mia camera con le tapparelle abbassate è
imbattibile.
Accadeva qualche giorno fa.
Poi ieri il turbine di
notizie intorno alla salute del Papa ha messo alla prova il mondo, e me, durante
le ore lunghe ore di lavoro serali.
Ora nella stanchezza della serata di surreale attesa che
viviamo mi ripropongo come un ruminante quella sensazione tutta casalinga e
personale.
Al silenzio ed al buio tutto mi funziona meglio.
I pensieri
sono chiari e pieni come poche altre cose al mondo terreno.
Pigrare nel
dormiveglia, fuori il mondo scorre.
Io mi risparmio, come un felino, in
attesa di tornare ad esserci.
Lunghi respiri che mi rinnovano le fibre come
una camicia passata con grande perizia al ferro da stiro.
Mille capoversi di
vita nella testa, veloci e quasi reali, voci allegre e seriose, echi di parole e
vestigia di gesti che mi chiamano e mi inducono, alla fine, a lasciare il mio
silenzio ed il mio buio.
Long Shot

La festa è passata nel modo
migliore.
Lavorando!
Ma la sottotrama di questi giorni è un altra.
Come
guardare un panorama con il teleobiettivo, e coglierne la ricchezza e
l'affollamento di dettaglio che un grandangolo avrebbe invece confuso e
mischiato.
La primavera fa capolino ed io mi lascio sedurre da questo nuovo
cambio di stagione.
Mi accompagnano le note e le parole ritrovate là dove le
avevo lasciate, come un esilio improvvisamente risultato finito. La traccia di
un pensiero, la testimonianza di una melodia, la valorizzazione della parola, ed
il ritrovamento dello "spirito dei falò".Il tutto vissuto in amicizia in un modo
che credevo irriproponibile e lontano.
Quaderni di appunti, tracce di
intuizioni, registrazioni di provini.
E' una primavera improvvisamente
affollata, questa.
E le immagini sonnecchiano a margine, ma poi escono allo
scoperto e scuotono sinuosamente il mondo interiore, rubando tutto quello
spazio che inevitabilmente ed incautamente si va ad affollare di
silenzio.
Bona la pasqua!
E tutti gli equivoci che stanno dentro le
uova...
Dove osano i fighetti
Ennesimo tentativo di alcuni fighetti di
rendersi famosi attraverso i blog.
Da ieri su repubblica.it, leggendo
qui, si viene a conoscenza che questi tre tizi sognano di fare un film
documentario di successo come quelli di Micheal Moore, parlando dei blog e delle
persone che vi sono coinvolte a livello mondiale.
Non è tanto l'idea,
peraltro non male, ma è il modo. E' l'anteporre la propria immagine rispetto al
lavoro che starebbe nascendo che rende gli autori questa operazione come
un'armata brancaleone in cerca di fama, ovvero quello che molti blogghers negli
anni hanno rincorso e continuano a cercare, racimulando trovate sempre nuove per
attrarre l'attenzione dei media tradizionali e quindi più solidi ed appaganti
nei loro confronti. Certo se Gianluca Nicoletti dieci giorni fa, dalle pagine de
"la Stampa" inveiva così
nei confronti della generica categoria dei fighetti, questa gente proprio
non fa altro che confermare le tesi ed il sospetto di cialtroneria riguardo
il modo di essere dei bloggers, da parte del massmediologo a suo modo
sicuramente anch'esso fighetto per come si pone rispetto alle cose.
Cosa
resta alla fine di tutte queste considerazioni? Beh, forse la sensazione che ci
sia un grosso travaso di ego in atto nel mondo per via della bloggosfera.
Io,
nel mio piccolo, mi creo non senza una qualche personale difficolta, ma anche
con un certo piacere, il mio Mandala, mi lascio una traccia come una ciumachella
che si muove lenta, senza aver nessuna illusione se non quella di sperare di
avere sempre un pensiero, una parola, una visione da cesellare sul web, più che
altro per sottrarla al facile e veloce oblio caratteristico delle cose dei
giorni che viviamo.
E mi siedo così, come questo tizio qua. Nel traffico della città, errante non si sa da dove proveniente e diretto dove va, ma con la pagina aperta sul suo giornale, a spingere avanti la sua personalissima vita e a difendersi dalla aggressività delle città.

Autogrilli

Sono un passaggio obbligato, se esco tardi
dal lavoro posso fermarmi per comperarci il settimanale o il latte,
prendere un cappuccino o una tavoletta di cioccolata.
A volte
quando sono stanco, e non riesco a guidare, mi parcheggio e dopo aver chiuso le
portiere mi riposo, magari ascoltando la radio, in attesa di ritrovare le
energie per proseguire il percorso fino a casa. Altre volte mi è capitato di
fissare un appuntamento ad un amico, e di prenderci un caffè seduto, senza
frette di nessun tipo, al tavolino.
Sono un angolo reale della mia vita di
pendolare.
Il sabato sera, o la domenica mattina, gli incontri che si
fanno mi raccontano senza parole tutte le storie della gioventù appena
uscita un po' brilla dai locali notturni. Ragazzi di periferia, che
circunnavigano la capitale per andarsi a divertire, e non si capisce mai se
vanno o vengono.
Ed io, a volte, ai loro occhi, mi sento come
un rispettabile signore che torna verso casa dopo una giornata di
lavoro, ma in realtà da qualche parte del mio essere sono ancora uno di loro, o
forse peggio.
Tramonto Suburban-Ikea

Se ti prendi un caffè nel bar del centro
commerciale svedese, puoi goderti un interessante squarcio di borgata nascente
con tanto di raccordo anulare intasato.
Non è poco, visto il tipo di acquisti
che puoi fare...
Ah, dimenticavo, ogni giorno dalle 17 alle 18 happy hour con
aperitivo ad un euro, e tutti i mercoledì, al suo ristorante, paga uno e
mangiano due...
Tanto pe' campa...

A
volte
il
lavoro
mi si
trasforma
in
incontro
e
viaggio.
Senza
muoversi.
Non
sempre.
Ma quando accade
Come nel
giorno
appena
finito
rimango
arricchito
e
stremato.
Satollo di
parole
e di
immagini.
Stanotte
andrò
a dormire
pensando
a Fernanda
Pivano,
ai suoi novanta e rotti
anni.
E a tutti gli
illustri
personaggi che l'hanno
conosciuta quando
era giovane, talentuosa
colta e
bella.
Guardo la
vecchina
di oggi, che parla a
fatica,
e rimiro le foto di
ieri,
di lei insieme a
Kerouac.
Mica male una vita
così.
Avvicendamenti

Siamo sotto elezioni. Un patto con i morti,
oltre che per l'ambiente e con i propri elettori,
non andrebbe
fatto?
Affresco di Periferia
"Con te
Ho speso tutta la mia età
Cosa ne farò
Di quelle frasi scritte sul telefono
Siamo noi la vita
che fa vivere nel cuore
Questo amore incancellabile
Cosa ne farò
Le
rileggerò
Per poi pensare che
Di te
Solo un messaggio resterà ,
Ma la verità
E' solo una ferita dentro l'anima
Che si riaprirà tutte
le volte
Che i pensieri danno scene irripetibili
La tua bugia
A una
ragazza di periferia"
Anna tatangelo a Sanremo 2005
Here Comes the Spring

Beh, con un po' di fatica,
anche
quest'anno
abbiamo svernato.
Il raffreddore ancora non mi passa,
anche
perchè senno'
sarebbe tutto troppo in ordine.
Una gran voglia di
uscire
di stare lontano dall'abulia
di quando vedi solo la vita tua.
La
primavera, per certi versi,
è la stagione
della curiosità,
del "nuovo" che ti assale
all'improvviso e ti
risveglia
tutto. Sensi, pensieri
e musiche interiori.
Sono proprio
loro,
le musiche interiori,
ad approfittarsi, in me,
della
primavera.
Aspirano a diventare
fraseggio di vita.
Tragitto

Il commiato dell'inverno

Almeno, si spera.
L'ultima
nebbia
scomposta
sul raccordo anulare.
Poche ore di
sonno,
rincorro
il
sole.
Sabato del Villaggio (Globale)

Sa sempre più di centro commerciale e station
wagon.
Piccoli spostamenti suburbani, in cerca di completare
la propria
vita con buste piene di pacchi in offerta e
hi-tech
pret-a-porter.
Legami

E' difficile dimostrare il contrario:
il mondo
si regge in piedi grazie ai bulloni.
Antropologicamente parlando
...
Educazione stradale

Non mi pare che nessuno abbia mai sollevato il
problema...
Eppure forse miete più vittime del mancato uso delle
cinture.
Il sinistro ministro Lunardi dovrebbe pensarci su...
Gioventù cablata

Lo scenario per me è familiare. Ho speso i miei
anni più esagitati qui sulle scalinate di Piazza di Spagna. Come tutti i ragazzi
romani attratti dalle cose straniere, credo.
Passandoci scorgo la
luminescenza di uno schermo lcd. Non mi sbaglio, è proprio così, c'è un tizio
che scrive assorto con Word seduto da solo sugli "spanish steps". Curioso come
sono non mi risparmio un approccio col coraggioso personaggio per sapere che
cosa gli frulli nel cervello. Scopro che è americano, che viaggia l'europa da
solo e che sta scrivendo, ovviamente, un libro.
Il diario del suo viaggio,
come Goehte e i suoi contemporanei facevano nel settecento.
Superata la
diffidenza nei miei confronti, rassicurato credo dalla serietà delle domande che
gli faccio, dopo aver saputo dalla sua voce che non ha un blog, gli esprimo
il desiderio di poter conoscere ciò che scrive. Ci scambiamo le email, tutto
intorno a noi lì scorre regolare. I militari in libera uscita approcciano con le
straniere, scorrono fiumi di alcol, qualcuno strimpella con la chitarra e
qualcunaltro si fa il cannone di turno. Tutte cose note... per quel posto. Che
si ripetono da decenni e più. Forse anche come personaggi un po' romantici
come John, il quale però ha il PC, scrive
ed in wireless mi manda subito un email. Egli, con il suo piccì, e con lo
stesso spirito nobile e libero dei viaggiatori borghesi di un tempo, domani
non sarà di nuovo lì.
Un po' dappertutto, ma "fuori"...

Chiacchiere, parlottio,
risatine,
squilli e risposte,
borbottii,
cicche, sospiri, cenere
e lapilli.
E tuonanti maledizioni a
Sirchia!
Nutturno Andante in Me Minore

Negli ultimi tempi dico ai miei amici che la musica
mi cura.
Ed è vero. Oggi mi sono fatto passare il raffreddore con un paio di
buone canzoni cantate come un mantra.
Poi stasera c'è stata una mia piccola
esibizione in un locale, diciamo un aperitivo musicale.
E sono tornato a casa
felice, chiedendomi come giurare amore eterno alla mia amata e
fida seicorde.
Troppo spesso tradite per portare avanti altri impegni,
ma ultimamente ritrovate come la miglior compagnia che ci sia.
Per me e per
chi incontro per la via...
Passi. Che non pàssino.

Camminando
ci
conosciamo.
I nostri passi
vicini
sulla
sabbia,
Stop.
Tutto
quello
che sappiamo.