Five Minutes To ...
Ecco il risultato
della fatica della settimana
scorsa... "Dimenticare
Hiroshima"
Tra incubo di una guerra atomica e ricerca
della verità
scientifica, con l'orologio
simbolo del rischio che corrriamo fermo
a
cinque minuti dall'incubo atomico.
A Step on the Spanish Steps
E' accaduto
così: che giacchè ci andavo con i miei
amici, un certo giorno mi portai la
reflex nuova di
zecca prestatami da mio fratello. Da qui nacque
la
mia passione per la fotografia e per i soggetti che
si potevano
incontrare in quel posto così al centro
del mondo, pieno di turisti, di
studenti segaioli, di
ubriaconi e individui fatti... Ogni volta che ci
vado
ne tiro fuori qualcosa, fotograficamente parlando...
Tempo fa postai
anche questa.
Beh...
Notte prima e dopo gli esami
Vorrei approfittarmi di questo personalissimo
spazio
blogghico per compiere un azzardata riflessione sui
cambiamenti che
coinvolgono gli esseri viventi ed in
particolarmodo me, un ragguaglio sul mio
essere e
la sua antropologica evoluzione, e lo farò grazie
all'ausilio
due foto scattate in momenti diversi ma non
lontani...
Qua sopra ero con i miei compagni di scuola
superiore
nel piena dell'adolescenza, per me poco brufolosa ma
molto
piena di timidezza. Beh, amavo già pormi per i
fatti miei, un
gradino distaccato ed arretrato rispetto al
gruppo. Io ora dico
"per avere una libertà di vedute...".
Qualche anno prima, quando avevo più o meno l'età
del
Giovane Holden avevo provato ad avvicinarmi al mondo
femminile, ed
ispirato dal vento che portava il Tempo delle
Mele trovai la mia simil-Sophie
Marceau a cui rivolgermi e
propormi, la quale liquidò facilmente il mio
goffo tentativo
di interlocuzione e di rimorchio smascherandomi in modo
encomiabile: "ma tu sei un intellettuale!" disse, lasciandomi
interdetto. Quasi sicuramente e a mio modo già lo ero ma
comunque ignoravo il significato completo di quella
parola.
La sera stessa chiesi al mio
fratello liceale cosa fosse quella
malattia che mi aveva diagnosticato
l'inarrivabile ragazzina
e forse lì capii che il mio futuro con le donne
sarebbe stato
presto un oceano di equivoci ed incomprensioni.
Poco male,
mi dissi: erano quegli gli anni in cui mi
studiavo
con voracità ogni cosa ci fosse nel mondo dell'elettronica
digitale. Robetta da poco con difficoltà si arrivava al kilobyte,
e i
computer sapevano fare cose molto elementari ed inutili.
facevo parte di
quella generazione che veniva chiamata da
tutti dei
"nerds", grazie a un film cult di hollywood, e
sperperavamo
interi ed irripetibili pomeriggi di rigogliosa
gioventù davanti ai nostri
primi goffi personal computer,
roba da far sorridere se si pensa a quello che avremmo
conosciuto e vissuto
nel ventennio successivo grazie a tutte
le innovazioni tecnologiche che
sarebbero di li a poco arrivate
e all'accelerazione che avrebbe conosciuto
il mondo intero...
Quest'altra foto è stata scattata qualche decisivo anno dopo.
Pochi
mesi prima dell'esame di maturità, a Parigi, come
si vede avevo dismesso i
panni del pensatore dissociato
e mi stavo dedicando alla pratica dei
fatti, dirottando
le mie intellettuale
preziose risorse verso nuove
ed inaspettate frontiere, grazie anche ad un
paio di lenti a
contatto. E non si parlava più di kilobyte e chip di silicio.
NO!
Qualcuno si chiederebbe cosa era successo nel mio
microcodice
genetico, io dico solo che era tutto integro
ma avevo ora dalla mia parte
tutto il mondo del pensiero
gentile e letterario, volevo riscattare tutte le
esperienze
leopardiane e le gesta dell'amor cortese (e non
cortese...)
con una discesa in campo degna di quella che fece il
cavaliere
in politica pochi anni dopo, e mi aiutava tutto
l'immaginario
umano, intellettuale e idealista conosciuto grazie alla
mia
prof di lettere ex sessantottina... Leggevo Mario Capanna
ed Herma Hesse e mi ero affrancato dall'oscuro
astrattismo
dei sistemi a microprocessore per fare lavori di contatto
e
di base come il banchista al mercato per guadagnarmi
il denaro per la prima
vacanza in campeggio...
La rivincita del Dug-Nerd si consumava mentre il
mondo
intero finalmente aveva modo di disporre dei primi computer
a sedici bit e con il mouse, che io conobbi e
trattai con
snobismo e sospetto, prendendo tutto alla larga, alla
leggera,
come si gestisce una situazione in cui hai a che fare con
qualcuno che devi accettare forzatamente come amico,
e quindi non sai se fidarti o se di li a poco scoprirai che
sei
stato fregato clamorosamente e di nuovo, esattamente
come ancora oggi
un po' mi sento sotto minaccia quando
sono seduto davanti ad
un pc... beh... proprio come ora!
Appunto... fra
un pò me ne esco.
(forse l'incipit Blog
and Go rende al meglio l'idea di tutto ciò di cui sopra...
Mai
negarsi il meglio del mondo che la tecnologia ci ha regalato, come anche
il
piacere di far vivere il proprio pensiero su un blog, ma manco li cani a
vedere tutto ciò come fine, e non come mezzo... appunto, per andare
altrove
col pensiero, con il corpo e con
l'animo.)
Lounge Minds
Ovvero
alla ricerca di...
...una foto da mettersi qua
sul blog,
di una chiavetta di memoria persa chissà
dove (l'ennesima...),
di un attimo per me,
per farmi il punto di tante situazioni, di un
momento
per i miei, di un sorriso per i miei
fratelli, di un abbraccio agli amici che
vedo
poco ultimamente, di un attimo un po' più
lungo per suonare la
chitarra e cantarmi
una di quelle canzoni che vorrei far vivere
di più
di quanto abbia saputo -ahimè!- fare,
per trasalire rispetto alla glabra
esistenza
che qualcuno vorrebbe farci credere
spendibile solo con un kit
di emozioni
preconfezionate, in ricerca di un giaciglio
per recuperare il
sonno perso per il troppo
lavoro, del silenzio che fuori sembra
smarrito
ma che in questa casa pare sia un cuscino
morbido morbido su
cui poter adagiare
quanto di meglio si possa concedersi
di
ascoltare, senza farsi alienare, solo per fare
due passi tra le
emozioni migliori che la
musica può dare...
Molto "lounge", molto
quiet, molto slow...
molto
..zzz... ...zzz....
...zzz...
Ah... per la foto. Beh, andiamo sul repertorio.
Questa la
misi sul blog anni fa. La ripropongo...

Cepe's Days
Che Giodo dovesse
diventare scrittore lo
sapevamo tutti, che i giorni di quindici
anni fa
quando giocavamo a scrivere
canzoni assieme fossero speciali l'ho
sempre
pensato, quella vignetta che disegnava
mentre lo fotografavo non è più
tra le mie
cose, almeno credo. Però ieri sera incontrarlo
sotto casa così
per caso, prendersi un
caffè assieme, ricordarsi dei giorni
del Cepe's
Tharon, il terzetto goliardico
che mettemmo assieme durante le
ore di
studio universitarie, tendenzialmente
portati al cazzeggio, beh, è stato
bello.
Io continuai a modo mio di fare ciò
che intuii anche grazie a lui,
una anno
dopo scrissi il rap dell'Universitario
Fuori Corso e lo cantai
assieme ad
altri due amici più vogliosi di esibirsi
formando
un nuovo improbabile trio,
egli invece tirò dritto verso la sua
strada
verso la meta che lo ha portato negli anni a
pubblicare
con Minimum Fax e ad essere
compiutamente quello che noi tutti, da
bambini
intuivamo che da adolescente già fosse,
visto che al tempo ci
parlava di Hemingway
e di Pavese come se si trattassero di altri
compagni di giochi di un vialetto più in là...
Con lui ho
conosciuto l'arte dell'improvvisazione,
quando formammo il catartico gruppo
Cepe:
"a volte ce piglia bene, a volte ce piglia male
a volte
cepe..., punto e basta!"
Plutonio on my mind
Cosa accomuna le vicende accadute nel
Centro Enea della Casaccia,
vicino Roma,
con il senso di preoccupazione che attanaglia
gli
abitanti che vivono vicino al Centro
nucleare EUREX di
Saluggia, nel
vercellese,
in un'inchiesta
di Mario Sanna per la quale
mi sono immolato durante questa
settimana
facendo orari da nottola...
Please do That!
Mi piacciono, a volte, gli
imperativi.
Possono essere garbati e dolci, nonostante
la loro natura
impositiva. Per esempio quando
qualcuno o qualcuna ti dice affettuosamente
"curàti!".
Oppure scherzosamente "sparisci!". O anche con
sarcasmo
"fòttiti!", o meglio "frègati!" E cosa dire
quando stai infierendo con
amicizia e ti viene detto
"piantala!"? O altre cose più audaci, che
potremmo
riassumere tutte nel classico "baciami, stupido!"
Sono
incredibilmente espressivi, gli imperativi...
E non si dica che sono di
destra!
Sono come tutte le cose buone fatte da un governo
forte e
responsabile che sa usare il suo potere senza
andar oltre misura e senza
approfittarsene oltremodo.
E' prendersi il giusto e ragionevole spazio
per poter
rinvigorire le questioni che si stanno affrontando.
Già,
lasciando poi che le situazioni si dispieghino da
se...

Metto
qua una intervista televisiva a Fatima, una rom di
ottantacinque anni
che vive in un campo nomadi romano, che
racconta come anche lei sia stata
ad Auschwitz, per fortuna
sua solo due mesi o poco più. Ma è interessante
sentirle dire
che la morfologia edilizia dell’accampamento dove vive non
è
che sia molto diversa dal luogo dove ebbe modo di conoscere
la tragedia
umana più grande dello scorso secolo. Eppure i
bambini che si vedono nel
filmato hanno una luce ed un sorriso
particolare. Ecco, per questo mi piace
rivedermelo: per capire
quel sorriso infantile così pieno di vita, nonostante
tutto quello
che ad altri darebbe modo, se messi in quelle condizioni
di
nomadismo, di avere ben altre espressioni
personali.
Lara's Day
Il mercoledì è il
giorno della settimana che amo
di più. Normalmente inizia arruffato,
con la mia
rocambolesca sistemazione di tutte le cose che
ho lasciato
fuori posto nell'arco di una settimana:
vestiti, libri, borse, giornali,
documenti, cibarie
eccetera... Un grosso, disperato e veloce riassetto
in
previsione del suo approdo: la mia donna delle
pulizie. Un personaggio a dir
poco eroico, Lara,
di origine ucraina, sempre giuliva ed ottimista.
Suo
marito fa il falegname qui in Italia nonostante
sia stato un ingegnere
meccanico nella sua lontana
madrepatria, e lei pulisce i pavimenti, stira,
batte
tappeti, lucida lavelli, spolvera e combatte
con gli
aspetti più femminili della mia casa con
una grinta ed una
gentilezza da film neorealista.
Tant'è vero che si trova benissimo a
conversare
con la mi' mamma quando le riporta le chiavi
a fine giornata.
Abitando non distante dai miei
preferisco delegare a loro la
gestione del transito di
questa preziosa persona nei miei spazi
casalinghi.
Ed è così che essa, dopo aver approntato al
meglio
la dimora del sottoscritto, che è sempre fuori casa
per
lavoro, e lasciato tutto in buon ordine al cospetto
di una nuova settimana
di dug-esistenzial-delirio,
si reca a prendere un caffè con i
dug-genitori
che non perdono l'occasione per conversare
con questa donna
di spirito e d'azione riguardo
il destino di questo figlio
impenitentemente
scapolo, della sua vita generosamente affollata
di
impegni e cosette tecno-mediali, ma sopratutto
delle tristi storie di
emigrazione patite dalla gente
dell'europa dell'est oggi, come ieri lo
fu per gli
italiani, dei prezzi dei supermercati, dei
servizi
comunali, delle comunità straniere presenti in
giro, della
parrocchia che ha indetto una riffa
e da tante altre storielle che
rendono felici i
miei della compagnia di lei, e lei della
curiosa
situazione nella quale si trova a lavorare...
Poi la sera tardi
quando io torno mi giovo degli
effetti del suo poderoso passaggio, pavimenti
a
lucido, divani in ordine, letto ben rifatto...
Ma dura poco: comincia
da subito una nuova
settimana di passione e di dura prova per il
mio
solingo spazio casalingo...


My Dreamland
La mia terra dei sogni non è certamente dove
vivo.
Non so, credo che ne esisterebbero infiniti di posti
che potrei
immaginare migliori. Ma sono qui, e ci
sto non male, cercando del
fare del mio meglio per
far funzionare le cose che mi riguardano. E come
tanta gente che mi circonda che vedo sognare di
vivere altrove non
disdegno anch'io di immaginarmi
ogni tanto una vita diversa. Ma nel frattempo
mi
vivo bene quello che ho. Questo bando di concorso
per l’assegnazione di contributi ai giovani
per la
realizzazione di idee innovative, del
Ministro per
le Politiche Giovanili e
le Attività Sportive Giovanna
Melandri mi sembra una buona maniera per
far
vivere le idee ed i sogni di tutti gli under 35,
io per poco non ci
rientro, ma lo consiglio a tutti,
perchè ogni cosa buona ha sempre un
principio
ed una opportunità di realizzazione, specie se si
tratta di
sogni e di idee nel cassetto...
Polvere di guerra sul web
Una delle cose per cui ho lavorato la scorsa settimana
e' stata un'inchiesta realizzata da Flaviano Masella,
Angelo Saso
e Maurizio Torrealta per denunciare il
pericolo rappresentato dalla
presenza di polveri di
Uranio nel Sud del Libano. Sono state raccolte
testimonianze e vagliate scientificamente le tracce
lasciate sul
territorio dalle armi israeliane.
Il video sarebbe visibile a questo
link qua sul sito
ufficiale del canale. Visto che
da tempo sto
sperimentando le potenzialità di Flash8 come
compressore di
formati video web, ne riporto,
a titolo sperimentale, qua
il filmato a risoluzione
maggiore di quella che si vedrebbe nel link di
cui
sopra. Non è un caso che tutti i siti più aggiornati
che si occupano
di video sul web (in primo luogo
il pluriosannato YouTube) oramai utilizzano
questa
tecnologia: è un vero e proprio salto di qualità,
a parità di
risorse e condizioni di connessione.
Provare per credere: chiaramente col
plugin
adeguato installato... (ahime... il digital divide!)
E' inutile
dire che queste strategie commerciali
sul web, del tipo "usa il mio plugin
invece che
quell'altro", sono vere e proprie guerre senza armi,
e il
successo di un formato rispetto che ad un
altro è sempre stato decretato da
spregiudicate
strategie di marketing. Per anni il formati Quicktime
e
Windows Media si sono fatti una guerra spietata.
Poi è arrivata la Adobe,
colosso del mondo della
manipolazione digitale delle immagini
(Photoshop,
Premiere, Acrobat), dopo aver comperato due anni
fa il colosso
del web Macromedia (chi non ha mai
sentito parlare di Dreamweaver?),
proprietaria
del brevetto di Flash (la cosa più funzionale mai
inventata
per arricchire la grafica delle pagine
web) cosa fa? Si
inventa questo codec praticamente
perfetto che surclassa ogni
concorrenza e fa felici
tutti gli utenti, a cominciare da YouTube che ne
ha
fatto incetta da subito conclamandone il successo...

Long Shot #1
Un
breve passaggio tra i luoghi da dove proveniamo,
così
pieni di cose capaci di metterti in risonanza i sensi...
Più
di quella certa chiassosa normalità dell'urbanità in cui
siamo sprofondati e dalla quale ogni tanto cerchiamo di
affrancarci rimettendo in discussione il suo sistema.
Un
viaggio assieme ai miei genitori, un giorno in cui
sono tutto per loro,
e loro tutti per me. Tutto qua.
Ooops, my
life!
Poi ci sono quei
giorni in cui dentro casa finisci tutto tutto tutto tutto tutto tutto tutto
tutto. Rimani senza dentifricio, senza tovagliolini di carta, senza latte,
senza biscotti, senza rasoi, senza uova, e shampoo, detersivo, formaggio,
ammorbidente, cotton fiocc, carta A4, sapone, Cd vergini, calzini puliti,
insalata fresca, pane, filo interdentale, stracci pronti, piatti lindi, lenzuola
giuste per la stagione, camicie stirate, ombrello, stuzzicadenti, marmellata,
lenticchie in scatola, dolci per gli ospiti, coca cola, credito per il
cellulare, gasolio nel serbatoio, denaro nel portafogli, ma soprattutto ti trovi
senza momento libero per te… Ovvero senza nulla nulla nulla nulla nulla
nulla!
Ecco. Più o meno nelle ultime ore m’è capitato questo,
moltiplicato per due o per tre! Ahimé...
Vado per ordine, affronto le
cose con scienza e poi le risolvo. Una alla volta, mi sono detto. Solo così se
ne viene a capo.
E fu così che dopo aver trovato un po’ di tempo libero a
fine lavoro per iniziare il contrattacco, mi trovai imbottigliato nel traffico
di Roma pensando al dentifricio, ai tovagliolini di carta, al latte, ai
biscotti, ai rasoi, alle uova, allo shampoo, al detersivo, al formaggio,
all’ammorbidente, ai cotton fiocc, alla carta A4, al sapone, ai Cd vergini, ai
calzini puliti, all’insalata fresca, al pane, si al fottuto banalissimo pane, al
filo interdentale, ai stracci pronti, ai piatti lindi, alle lenzuola… e poi… poi
cosa mancava… oddio… mi sono dimenticato qualcosa… perché una cazzo di
lista non me l’ero fatta. E continuavo a districarmi sotto una cupa
pioggerellina invernale nel traffico di Roma procedendo verso un triste centro
commerciale alle nove di sera, l’orario degli sfigati, degli scoppiati e degli
ambigui, in cui tra gli scaffali ci trovi solo singles, maniaci e coppie
isteriche. Altro che “commercio equo e solidale”. Qui si parla
di “acquisto scomposto e compulsivo”…
Un circo, un vero e proprio cast
circense di cui, ahimè, stasera ne faccio parte, attore e spettatore.
E in una
fila alla cassa mi fermai ad osservare i visi delle persone che avevo attorno.
Tristi! Tristissimi…. Pure la cassiera… Tremenda. A quell’ora ci lasciano le più
sconocchiate… Smunta… sfigata! Che tristezza! Certo, si sopravvive tutti, o
meglio si vive pensando ad altre cose, specie dalle mie parti. Ma il “raptus
dell’ipermercato all’ultimora prima del collasso del sistema casalingo” è uno
sport estremo al quale non so sottrarmi, e forse lo promuovo come possibile
nuovo sport per le olimpiadi insieme al "salto del pasto" che da tempo pratico
in maniera agonistica, anche per via della tristissima e immeritata carestia di
cui sopra !

