
Another Morning
Ieri mattina ci ho
riprovato.
a rifare 'sta cosa...
E mi pare che sia
andata un po'
meglio...
Il risultato? Il cielo sopra i Castelli
Romani
Appunti di
viaggio
“Voi sapete il motto che il barone De
Coubertin ha riattivato per le moderne Olimpiadi, prendendolo dall'antichità: il
motto del citius, più veloce, altius, più alto, fortius, più forte, più
possente. Citius altius e fortius era un motto giocoso di per sé, era un motto
appunto per le Olimpiadi che erano certo competitive, ma erano in qualche modo
un gioco. Oggi queste tre parole potrebbero essere assunte bene come quinta
essenza della nostra civiltà e della competizione della nostra civiltà:
sforzatevi di essere più veloci, di arrivare più in alto e di essere più forti.
Questo è un po' il messaggio cardine che oggi ci viene dato. Io vi propongo il
contrario, io vi propongo il lentius, profundius e soavius, cioè di capovolgere
ognuno di questi termini, più lenti invece che più veloci, più in profondità,
invece che più in alto e più dolcemente o più soavemente invece che più forte,
con più energia, con più muscoli, insomma più roboanti. Con questo motto non si
vince nessuna battaglia frontale, però forse si ha il fiato più lungo”
1994, Alex Langer.
(vorrei ricordare questa giornata
così intensa con le sue parole. Nella vita c'è sempre modo di andare più in
profondità, ancora meglio facendosi aiutare dal pensiero di chi ci ha
preceduto e l'ha fatto nel modo migliore.)
Il ventesimo chilo
Non è un problema, dopo che
ne hai persi diciannove
di chili, in meno di cinque mesi, se non risolvi
con
la cifra esatta di venti. Non c'è un impegno gravoso
da parte mia: c'è
solo curiosità, di sapere come va
e come funziona il
mio metabolismo. Un tempo mi
dicevano: "ma come sei ingrassato... è
un peccato!"
Ora arrivano solo commenti positivi, e la sicurezza
che
deriva dalla ritrovata forma fisica fa il resto.
Come hai fatto? A
volte rispondo scherzando: "Mi
sono fatto un po' di c_xxi miei,
tuttoqua!"
Altre volte rispondo scientificamente, parlando di
carboidrati
estinti e verdure glorificate. Ma quello
che rimane è un età nuova in cui mi
sono ripreso
me stesso, e il modo migliore di stare al mondo
che ho
conosciuto anni addietro e poi ho smarrito
per via di tante cose che ti
sbarrano la via e ti
bruciano le idee. C'è un tempo per tutto: per
sognare
per soffrire, per cadere, per meditare, per capire
e
per rimettersi in piedi. E c'è sempre tempo
per riviversi quello che ci
smarriamo per strada.
Le urne misteriose

Se ne è parlato la settimana scorsa
parecchio in tv e sulla stampa.
Mi
riferisco ai dubbi sull'andamento del
voto elettronico nell'ultima
tornata
elettorale. Ho contribuito personalmente
montando questo bel servizio per il canale
per il quale lavoro, di
cui una buona scheda
è stata fatta su queste pagine.
Interessantissime le
testimonianze
raccolte dai miei colleghi giornalisti.
Di molto mio
c'è la scelta di un Gaber
"elettorale" per la colonna
musicale...
Just a Morning
Stamattina mi sono
svegliato presto
per realizzare 'sta cosa...
Un ora e mezza di ripresa
velocizzate
poi diecimila volte rispetto al reale.
Il risultato? Una
bella sinusite...
Promenade with Mic
Oggi è un
giorno speciale, per me e per le persone
che insieme a me hanno creduto in un
progetto
nato un anno fa, cresciuto con difficoltà ma poi
svezzato nel
modo migliore, al punto tale ora
sembra sia pronta a fare i suoi passi
migliori.
Un anno fa nasceva questo sito. E noi erravamo
con il microfono e la
telecamera per raccontare
un film festival che c'era nato sotto i piedi e
che
volevamo vivere e far vivere con un videoblog.
Oggi comincia la nuova
edizione, e noi saremo
di nuovo lì, ad intervistare e a documentare,
ma
anche a parlare di noi e della nostra idea.
Il Castelli Film
Fest durerà parecchio, ed io so
che mi assorbirà molto. Nel sito di
cui sopra, che
curo personalmente io, beh, avrò modo di essere
ben
presente. Se fossi un po' latitate da queste
parti, beh... pazientate.
Diciamo che il blog and
go m'è diventato per certi versi anche cittadino,
tutto qua. Ma partirà sempre da queste pagine
la mia personale esperienza
con i nuovi media.

Suddenly the Sea
Ostia, 25/11/2006
Questo post doveva
chiamarsi "Sulle orme di Paola".
perchè è un altra testimonianza, dopo quella
di
Pontecorvo dello scorso 11 novembre, del lavoro
che sto facendo e
farò insieme a persone ben più
motivate di me per creare un documentario
su
una persona speciale, che è andata via per colpa
di un incidente aereo,
ma che in realtà continua a
vivere nei cuori dentro i cuori di molte
persone.
Certo non è che sia facile parlarne, anche perchè
si tratta di
un qualcosa che tocca parecchia gente.
Il blog, si sa, è una cosa anche un
po' intimista.
E qui lo posso fare. Improvvisamente il mare ad
Ostia, il
mare di cose che ci sono da raccontare
sul reparto d'ospedale di
psicopatologia che porta
il nome di Paola e ed il mare di cose che sono
riposte
nei cuori delle persone che l'hanno conosciuta:
a Pontecorvo come
a Ciampino, come ad Ostia o
a Roma, o a Pristina, nel luogo dove ora un
ospedale
intero porta si chiama come lei, vicino al posto
dove nel 1999 ha
finito di aiutare gli altri.
Spero che "il filo di Paola" si dipani a tutti
nel modo
che abbiamo immaginato, per raccontare quanto
può fare il ricordo
di una persona cara.
Da ora semplicemente sono al lavoro, e non da
solo,
per far si che questo avvenga nel modo migliore.
Il pontile di Ostia
che ho fotografato ieri
un tempo era uno spettacolo che appariva così.
Lo stabilimento Roma
era l'orgoglio della borghesia
del tempo, ma poi vennero i tedeschi e la
guerra
a cambiare le cose e a demolirlo. Nonostante
sia "tronco", oggi
esso è il posto più nobile del
litorale, e quello dove si fanno i
migliori sospiri.
Anche se a farli c'è chi non conosce la sua
storia.
Small
Happiness
Chi non è mai entrato in un palazzo tutto di nuova
costruzione, pieno
di appartamenti semivuoti appena
consegnati, seminato di pacchi e colli
incerottati
per il trasloco, con quell'odore caratteristico del nuovo,
di
vernice fresca mista a plastica, chi non ha mai
cambiato quartiere per
andare incontro al proprio
destino, con un sogno d'amore puro e semplice,
senza fronzoli e colpi di testa, chi non ha mai
provato, ecco, provare
anche a costo di sbagliare:
chi non ha mai provato, perchè provare è il
modo
per verificare, specie quando ci sono cose belle
da verificare: sono
molto molto vicino alle coppie di
amici che fanno scelte di questo tipo, e
per quanto
possa navigare a vista per me, (tanto c'è un tempo
per tutte
le cose) mi fortifico nel constatare l'amore
altrui... Tutto
qua.
In bocca al lupo, con tutto il cuore, e presto una
bella
targhetta sul citofono con i vostri
nomi...


Discorsi da focolare
Ieri sera a casa dei miei ho
partecipato ad una delle
discussioni più dotta mai fatta nella mia
famiglia:
se la parola "posto" si pronunci con la ò aperta
oppure con la
ó chiusa... Io da tempo continuo
a pronunciare "pósto", inteso come sostantivo
(luogo) con la ó chiusa. Questo a molti
risulta
un po' buffo, ed anche io che l'ho scoperto anni
addietro in un
corso di dizione non l'ho mai trovato
naturale. Ancor meno da ostentarsi in
una famiglia
dove per decenni ci si è espressi, e spesso lo si
continua a fare, in dialetto meridionale. Ma una volta
lanciata la
battuta oramai la frittata era fatta, e ne
è nato un bel dibattito, a cui ha
partecipato con
passione anche la mia nipote undicenne, forte
di essere
una scolaretta modello. La mia tesi dunque
era che solo il participio passato
del verbo "porgere"
andasse pronunciato con la ò aperta: "pòsto".
Ero stato prestissimissimo messo alla gogna. Ma
la consultazione del
vocabolario mi ha salvato dal
linciaggio e rimesso in
corso...
Caffelatte,
biscotti e Minoli
Devo dire che oramai dopo
tanti anni di scompiglio nei miei orari,
con alzatacce all'alba in
contrappunto a turni notturni che insieme
ad altre forme di scombussolamento
degli orari personali hanno
contribuito per parecchi anni ad un certo qual
mio dissesto,
ultimamente, e direi finalmente, mi pare di aver trovato modo
di
uniformare in modo sano il mio rapporto con il sonno e la veglia.
Finisco spesso tardi di lavorare, e questo mi piace molto.
Soltanto
all'una e mezza o al massimo alle due quasi sempre mi
abbbandono
alle braccia di Morfeo. E quasi ogni mattina ho un
appuntamento
fisso nel momento della colazione: ore 8,10, Raitre, La storia
siamo
noi. Non c'è modo migliore di passare la prima ora della
giornata,
ed anche se sono preso da altri problemi pratici materiali o
immateriali
(è più importante scaricare la posta davanti al pc oppure
scaricare
la lavatrice in bagno?), il sottofondo delle storie e
delle inchieste
proposte dal programma di Minoli sa essere sempre stimolante
e
lo trovo piacevole oramai allo stessa stregua dell'odore del caffè
appena uscito nella moka e del pane fresco con la
marmellata.
Alive!
Era solo un taglietto... e due miseri punti...
Ma i giorni che sono
stato offline mi sono
serviti molto. Ho sistemato parecchie cose,
ho
concepito finalmente un sistema per
tenere in ordine il mio archivio
audiovisivo
accumulatosi in casa, ho oziato, ho giocato
con i miei nipoti,
ho scaricato dal dvd-hd
recorder di casa tantissimi programmi che
mi ero
registrato dalla tv senza aver mai
trovato un po' di tempo per poterli
vedere,
ed ora sono pronto a tornare alla carica.
Del resto già ieri
ufficialmente ho fatto
ritorno nel circo delle cose che faccio, e
ci
sono tornato da un versante molto bello
e puro. Mi sono ritrovato di fronte
ad un
coro di bambini di scuola elementare di
un paesino del basso
lazio, nel giorno in
cui essi cantando celebravano la loro
festa
dell'autunno. Rincomincio perciò da alcune
cose prese dal loro
giornalino di scuola e
dal entusiasmo ricco di cose semplici che
li
anima. (c'è n'è bisogno in giro...)

Racconto: il peperone ed il pomodoro
C'erano una volta un peperone ed un
pomodoro
che stavano sul tavolo in un piatto e si sono
messi a parlare:
"vogliamo andare a fare un giretto nel bosco?"
disse il peperone.
Il pomodoro disse di si e sono andati nel bosco
dove hanno visto un
serpente mezzo addormentato,
si sono messi paura e sono scappati sotto
gli
alberi con le foglie gialle.
Poi non trovavano più la strada di casa,
hanno
chiesto ad un papà e sono tornati.
La mamma li ha cucinati e se li
sono mangiati...

Un po' del nostro tempo migliore
A
volte ripenso ad alcuni compagni d'arme conosciuti
in camerata sotto il
servizio militare, a come nei
pomeriggi di quelle interminabili giornate di
naja
si lasciassero commuovere fino alle lacrime ascoltando
con il
walkman le canzoni di Nino D'angelo. E a me
pareva così buffo, così alieno.
Come ora quando
mi capita di sapere dell'esistenza di qualche fans
di
Gigi D'alessio, ma magari il pensiero che mi parte
non è diverso da quello
che un metallaro ha per me se
pensa a come io abbia apprezzato anni addietro
alcuni
artisti a lui alieni, come Baglioni e De Gregori. Oppure,
mio
malgrado, i Pooh. Mio malgrado perchè li ho trovati
dentro casa quando sono
venuto al mondo, e me li ha
sempre fatti ascoltare mio fratello più grande.
Un
"imprinting", insomma, e come tale capace di smuovere
qualcosa
di ancestrale. Ora che grazie ad internet ho
recuperato questa fetta di
personalissima memoria
che certamente non è apprezzabile dai più, in
primo
luogo curo me stesso. Ripercorrendo i pomeriggi dei
miei dodici anni
sulle note di poche canzoni che ho
quasi imbarazzo a condividere con le
persone che
mi circondano ora. Provo a chiedere ad un collega
giornalista
musicale cosa pensa dei Pooh degli anni
settanta, e mi risponde
"insignificanti". Eppure
ascoltando queste ottime registrazioni musicali
a suo tempo realizzate con maestrali arrangiamenti
d'orchestra
(fu etichettato "rock
sinfonico " e non
è diverso dal progressive che nasceva in
europa),
le trovo ancora più piacevole ed intense di quanto
le provassi un tempo nella 127 del mio fratellone,
Inoltre
ascoltando i testi ne apprezzo e ne colgo
una maturità che allora da
adolescente potevo solo
intuire o presumere, acerbo com'ero di vita e
di
fatti sentimentali. Faccio mestamente pace con la mia
memoria di
nascosto, perchè sennò mi coglionano.
Sulle note di alcune canzoni mi sembra
di vedersi
chiudere un cerchio che parte da molto lontano,
ma che alla
fine mi riconduce fino al presente,
maggiormente consapevole di quella che è
la mia
storia personale e quella della mia famiglia.
E tutto questo
accade semplicemente con le note
di alcune "insignificanti" canzoni.
Perlomeno ai più...
Un po' come le piccole "madeleine" di Proust.
Ma perchè a casa mia non si
ascoltava Billy Holiday?
O Mahler? O Debussy? Non le ho scelte io queste
cose.
Non è dipeso da me, che chiaramente ora ascolto
di tutto
recuperando con interesse ogni cosa, e che
cresco, o perlomeno provo a farlo,
con ogni incontro artistico-musicale che mi capita a tiro ogni giorno.
Speranzoso poi che questo percorso di crescita,
chiaramente, non si
arresti mai. La lirica, il jazz,
il barocco, la world music, l'oriente:
una vita intera
per conoscere la storia della musica non basta.
Ma,
ahimè, purtroppo non prescinderò mai da questo
"imprinting", e troverò
sempre modo di dire che
"Un po' del nostro tempo migliore", come tutti gli
altri
dischi fatti negli anni dal '71 al '74 ( Opera Prima,
Alessandra, Parsifal ) da questo gruppo al giorno d'oggi
così frainteso
e kitch agli occhi dei più che sono i Pooh,
a mio avviso sono tra i dischi
più belli che posseggo...
About Us

No, è una domanda banale... forse retorica.
Ma i nuovi media hanno
unito o diviso di più le persone?
Non è facile come risposta. Se si pensa,
banalmente,
ad esempio, al fenomeno della nascita delle chat
quanti
a quanti divorzi hanno generato... E quanto solitudine
indotta
hanno generato nei figli ... O ad esempio a come
ci si relazione in modo
diverso con gli amici, ultimamente.
Non credo che la risposta sia facile da
fare. é chiaro che
poi dappertutto questa società sta vendendo ed
imponendo
un certo modello diciamo "necessariamente comunicante"
di vita,
e noi non possiamo starne fuori.
Ma tutta questa comunicazione ha fatto si
che si viva
veramente più uniti, o era meglio la piazzetta sotto
casa?
Perdonatemi questo momento di smarrimento!

Stardust in a
Wedding
ieri Cristian ed Alessia si sono sposati, e per me è stato un gran
piacere essere presente e poter documentare l'evento con la mia videocamera.
Perchè nel farlo mi sentivo di svolgere un importante esercizio di
cronaca, ovvero raccontare tutta la felicità e l'amore di questa giovane
coppia, per la quale sono pronto a testimoniare in ogni momento che la loro
unione non è certo comune. Così come molto piacevole ed emozionante è
stata tutta la loro festa. Tra le altre cose un piccolo accadimento, che a suo
modo sa di magico, ha accompagnato la cerimonia. La famiglia di Cristian ha
sempre amato molto il cinema. Il nonno ebbe modo di fondarne uno nel paese dove
viviamo. Anche se adesso non esiste più quella sala,
essa continua a vivere nella memoria di tutti. Il suo papà, i fratelli, e
Cristian stesso sono perciò cresciuti a pane e "polvere di
stelle". E ieri in chiesa, per una simpatica coincidenza (o forse per un
regalo fatto di nascosto da qualcuno) ad intonar l'ave Maria e le altre arie
sacre non c'era una cantante qualsiasi, ma una soprano straordinariamente
brava. Trattavasi infatti di Edda Dell'Orso. Questo nome può
dire poco o nulla, ma la sua voce in un modo o nell'altro la conosciamo
tutti. E' sua la voce del mitico "scion scion", come quella
di tanti altri vocalizzi celebri ascoltati al cinema nelle musiche del
grande Ennio Moricone. Io ho saputo della cosa solo dopo, e mi sono venuti i
brividi nel pensare al valore di questo regalo (del caso o non)
che una coppia così carina ha avuto nel loro giorno più bello. E alla
modestia di un'artista straordinaria, che trova modo di esibirsi in maniera così
semplice e colta anche in età non più verde, all'insaputa di chi continua ad
apprezzare la sua voce da giovane come una delle più deliziose (e sexy) che
abbiamo mai avuto.
Dug ai tempi della New Economy

Ovvero quando i blog non li immaginavamo nemmeno.
Frugando in
casa come faccio spesso ultimamente per
dare maggior dignità alle mie cose,
guarda guarda cosa
ti ho ritrovato... Una rivista con una lettera
scritta da
me pubblicata in terza pagina, era il lontano 1998 e la
pubblicazione si chiamava Computer Valley, un
inserto settimanale sulle
novità tecnologiche che un
tempo usciva ogni sabato assieme alla
Repubblica.
La missiva fu pubblicata solo dopo un paio di mesi,
quando oramai mi ero quasi dimenticato di averla
spedita. A
leggerla oggi sento che continuo a pensare
le stesse cose, e visto che sta
per uscire Windows Vista
queste righe
le sento molto attuali... inoltre è palese
che già ci fosse un po' lo spirito
di questo blog, e la
voglia di sfogarmi per lo strano rapporto che ho con
la
tecnologia... Per allargare la pagina cliccare qui.