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martedì, 24 ottobre 2006

San Babylon, Mister Ghost 
    e Messere Firewall...




Se in un ipotetica intervista mi chiedessero "cosa per te
è più importante aver installato in un PC" direi quello che
continuo a dire a molti amici, ovvero Babylon, ovvero
quel programmino che una volta installato, insieme a
tutti i suoi vocabolari aggiuntivi (ce ne sono molti, tanti
e di ogni provenienza ed argomento) ti permette,
semplicemente con un click sulle parole del tasto
centrale del mouse, di sapere tutto, in qualsiasi lingua
e di qualsiasi argomento. La chiave per sbrogliare
appunto la babele, qualunque sia la lingua e la parola,
A Babylon personalmente accoppio l'ottimo dizionario
Sabatino Coletti in CDrom, stranamente fuori edizione
da tanti anni (è del 1996), ma ancora completissimo,
in una unità disco virtuale (non è fantascienza, giuro...)
creata con Daemon, per non ingombrare il lettore dvd,
la quale mi offre un ottima etimologia e tante altre
cose legate alla lingua italiana, utilissime ad uno come 
me che si sente ancora in terza media quando scrive.
Poi ci mettiamo il monumentale Encarta Microsoft,
installato tutto su hard disk, sempre per non avere
mai dvd per le mani, da consultare con un click,
prima di passare a Google e Wikipedia, che implicano 
ci sia una connessione di Rete. A tranquillizzarmi, poi,
più che un antivirus, del quale non posso comunque
fare a meno, ma che comunque uso al minimo perchè
tanto boiate sui miei pc è difficile che c'entrino visto
l'uso che ne faccio, ci pensano due cose: un buon
firewall (Zonealarm) che si comporta come un solerte
doganiere monitorando le attività della rete locale,
avvertendomi tempestivamente su ogni cosa che
sta cercando di entrare od uscire dal mio computer,
ed interpellandomi sul da farsi (lo faccio passare o no?).
E poi, seconda cosa, Norton Ghost, ovvero il grande
amico che mi permette di avere una "copia" stipata
altrove della miglior configurazione del mio pc, pronta
ad essere riesumata e ricollocata in pochi minuti al
posto dell'eventuale versione infetta o rovinata con
la quale mi ritrovo improvvisamente ad operare, e
risolvere in poco tempo questioni che sappiamo bene
quali umane sintomatologie ed efferate reazioni
possono causare, e quanto incidano sull'aumento del
numero delle M
adonne invocate e sul pianeta terra...


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categorie: tecnology
domenica, 22 ottobre 2006

        Our family tree



                                                          Kalimnos, Grecia. Estate 1999

C'è un mio parente, diciamo un cugino di terzo
grado, emigrato all'estero, ed in quanto lontano
dalla sua radice, dal luogo e dalle persone che lo
hanno generato, egli ha saputo cogliere meglio
di tutti il senso delle cose, e con la calma e la forza
di volontà della sua età non più giovane, prossimo
alla pensione, ha iniziato a fare ricerche e a parlare
con i suoi parenti italiani, ogni volta che scendeva
sotto le Alpi. Ne è nato un albero genealogico,
certo non blasonato, ma che ha permesso un po'
a tutti noi persone coinvolte, anche se un po'
distanti come grado di parentela, e spesso pure
non poco geograficamente e comunicativamente,
di vederci, di "sapere", di cogliere un po' il senso
collettivo della nostra storia, e voler bene di più
a chi in un modo o nell'altro è legato da una radice
che quanto più è definita, tanto più diventa forte.
Il mio parente è una persona eccezionale, e non
solo nella costanza con cui ha operato ed intende
operare per completare la sua opera, ma perchè
ha saputo muovere cose belle. Le sue vacanze
italiane sono sicuramente benedette, e la memoria
di chi non c'è più migliora certamente la vita di tutti.


Dug ha scribacchiato ciò alle ore 11:24 | link | commenti (2)
categorie: pictures, my family, walk of minds

Ode in memoria di una
chiavetta di ... memoria




Tracannasti i miei dati 
Mia digital mastodonte
e quanti te n'ho passati
di informatica fonte

Trattavasi magari di testi
con ingegno redatti
tu libasti e li stipasti
per ripropormeli agli atti.

Quanti allegati e jeipegge
o anco venial emmeppitre.
ed al suon sublime di un reggae
tu, sempre leggiadra, con me.

Che forte del tuo giga
eri una vera baronessa
e non mi credevo mica
che saresti morta lessa

Quando men me l'aspettavo
senza manco un backuppe
spirasti appesa col cavo
e il tecno afflato si ruppe

Ora qui senza tuo il giga
mi manca spazio vitale
- ti prego, non volermene mica -
      oh cara estinta mia amica,
se accatto un'altra a te uguale!


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categorie: tecnology, funnies, lirics, a dugs life
giovedì, 19 ottobre 2006

Para(Strum)enti fiscali...


Non so se è una fissazione solo mia, ma
ultimamente, alla luce delle cose sentite in
parlamento con la finanziaria, quando mi trovo
nel traffico vicino ad una S.U.V. (super ultra
vehicle?  Io avrei coniato l'acronimo CMCM,
ovvero Cretini Montati Cor Macchinone), frugo
negli abitati attraverso gli scuri vetri per
cercare di guardare in viso i suddetti super
automobilisti che viaggiano super alti e che
di solito fanno gesta supergajarde quando sono
al volante, oltre a produrre un notevole indotto
di spreco di spazio fisico ovunque essi transitino.
Cerco di cogliere un gesto, una reazione, un
labiale, che so, un umano smuovimento in loro
che mi faccia capire di che pasta sono, e come
vivono il fatto che qualcuno, finalmente, stia
pensando di ponderare il loro ingombrante ego
in termini di spreco-economia, visto che le
vacche sono magre e smunte ben oltre misura.
Automobilisticamente parlando poi, forse il SUV
è solo una proiezione di altre loro peculiarità
caratteriali. Lo so, sono un po' cattivo, ma li
ho sempre avuti qui, per via di come guidano
molti di loro... Fatte salve le dovute eccezioni,
ovviamente, perchè sappiamo bene che c'è 
anche chi è ben motivato da ragioni di lavoro
o altre (quali?) nello scegliere un veicolo simile.
Però uno strumento come quello della foto
proposto a Gardaland, 
non è mai troppo
del tutto troppo luogo. Mi ricorda un po'
la questione di chi va a mangiare in trattoria con
gli amici e per furbizia o per gola alza il tiro
e senza prendere accordi iniziali ("che famo
alla romana?") si sceglie per se le cose più
costose dai menù, che ce frega, tanto poi alla
fine "dividemo..." 

(a Roma se direbbe "steccamo", n.d.D.)


Dug ha scribacchiato ciò alle ore 12:57 | link | commenti (2)
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martedì, 17 ottobre 2006

    Dalle mani ai fatti...

Proprio nei giorni in cui il Papa Ratz proclama santo
Filippo Smaldone, l'apostolo dei sordomuti (al quale,
visto un mio oggettivo piccolo difetto auditivo, mi
potrò da oggi avocare...), mi fa piacere rimarcare
come Al Jaazera, il media più blasonato del medio
oriente, faccia buona parte dei propri notiziari con
il supporto del LIS, ovvero del linguaggio dei
sordomuti. Il che visto con occhi più occidentali
ha qualcosa di più che umoristico, anche perchè
dopo un po' ci si chiede se allora un sordomuto
italiano sia in grado di leggere il linguaggio dei
segni di un sordomuto arabo islamico. Verrebbe
da sperare di si, che almeno in questa categoria
di cose non ci siano altre barriere tra noi e loro.
Tra l'altro devo dire che diversi giorni fa mi è
accaduta al riguardo una cosa divertentissima,
che uno poi deve ridere sotto i baffi, e meditare su
la grandezza della cosa, per dirsi "ma perchè non ci
ho pensato prima"... Ero in un supermercato, e c'era
una coppia di sordomuti. Lei bellissima, lui anche
giovane ed affascinante. In fila alla cassa parlavano
tra loro silenziosamente a gesti. Ad un certo momento
a lui squilla il cellulare. Bene, lo prende, apre il flip,
si mette in posa ed inizia a conversare in videochiamata
a gesti con il suo interlocutore sordomuto remoto
che gli appariva sul display. Geniale. Il videotelefono
tanto criticato dai più per via della sua inappellabile
natura frivola ed edonistica improvvisamente ci appare
come un invenzione degna della tradizione di Meucci.


Dug ha scribacchiato ciò alle ore 09:54 | link | commenti (2)
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lunedì, 16 ottobre 2006

  Shine and go


L'ho rivisto qualche giorno fa in
DVD, e l'ho ritrovato magnifico.
Rimane uno dei miei film favoriti.
Non riesco a liberarmi la testa da
uno dei temi della colonna sonora,
il mottetto di Vivaldi "Nulla in
mundo pax sincera"...
Mi gira, mi gira nelle orecchie
da due giorni. Impossibile liberarsene.
Cerco la lirica su internet, e la
trovo subito:


Aria
Nulla in mundo pax sincera
sine felle, pura et vera,
dulcis Jesu, est in te.
Inter poenas et tormenta
vivit anima contenta
casti amoris sola spe.

Recitative
Blando colore oculos mundus
decepit
at occulto vulnere corda conficit;
fugiamus ridentem, vitemus
sequentem,
nam delicias ostentando arte
secura
vellet ludendo superare.

Aria
Spirit anguis
inter flores et colores
explicando tegit fel.
Sed occulto tactus ore
homo demens in amore
saepe lambit quasi mel.
Alleluia.

Cerco anche la traduzione, ma senza
successo. Qualcuno può aiutarmi?


Dug ha scribacchiato ciò alle ore 21:46 | link | commenti (3)
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venerdì, 13 ottobre 2006

     Frusciante e felice

La sorte ha voluto che per la necessità di stare un
po' vicino a mia madre, ferma a letto per un intervento
ortopedico al ginocchio, mi sono ritrovato tra le mura
della casa dei miei genitori un po' più a lungo delle
normali sortite "mordi e fuggi" a cui siamo abituati.
E una volta dentro quella che un tempo era la mia
cameretta, ed ora è una specie di ludoteca per i
miei nipoti, ho messo mano agli scaffali della
libreria, tirando giù parecchia roba dimenticata là
da tanti anni, libri di scuola, documenti, spartiti,
quaderni, lettere, trick track fischiabbotti e... nastri.
Si, tanti nastri, tutta la mia infanzia, adolescenza
e prima gioventù fatta di musica. Nastri registrati
da amici, alcuni con dedica, da chi aveva il privilegio
di avere il disco in vinile. Oggi i ragazzi scaricano,
noi copiavamo, interi pomeriggi a riversare e copiare
sul cartoncino della custodia titoli e commenti.
Il fruscio del nastro riprodotto dal walkman era parte
della colonna sonora degli anni ottanta. Ho ritrovato
nastri che penso di conoscere a memoria, anche nei
fruscii e nei rumori di fondo del disco... Le lunghe
lotte col dolby, che ti toglieva il fruscio ma ti segava
anche la qualità della riproduzione, e poi il privilegio
di acquistare il disco per le cose che si ritenevano più
belle. E poi giù, a copiare per gli amici, lo stereo acceso
con le cuffie nel primo pomeriggio, senno i vicini
reclamano. C'e da dire che non trovo più nessun mio
walkman, neanche l'ultimo, o quello che tirò le cuoia
su una spiaggia spagnola nei primi anni novanta.
I cd ebbero il sopravvento di lì a poco. Ci sembrarono
di una perfezione marziana, e i nastri cominciarono
a farci storcere il muso. I primi masterizzatori di cd
erano cose da ricchi, e dovemmo aspettare ben oltre
la metà degli anni novanta per ritornare a "copiare".
C'è sempre stata una fascia di privilegiati, riguardo
queste cose: quelli che "avevano" e tu non avevi.
Avere un determinato disco, avere una piastra dbx,
avere un masterizzatore quando erano solo un
sogno. Poi improvvisamente il mondo accelera,
le case e le tasche si riempiono di ogni sorta di player
digitale, la musica la scarichi dalla rete. In una notte,
in un unico file, mi sono scaricato tutta la discografia
di Jaques Brel e buona parte di quella di Chick Corea.
Cinquant'anni di carriera artistica in un colpo solo.
Ma ancora non ne ho ascoltato che pochi brani. Che
paradosso: di queste cassette ne ricordo ancora
tutti i fruscii spuri, e del nuovo, di questa immensa
mole di mp3 mi viene solo da dire che si perde il
senso del valore artistico di quello che ascolti e che
hai con te. Però tutto è più democratico, e tutto hanno
accesso a tutto. Guardo i miei nastri: devo portarli via,
insieme a tanti libri che finito il loro esilio in quella
cameretta non più mia devono tornare con me.
Organizzo scatoloni, mi accorgo che molti nastri
li ho in cd, ma guarda un pò, non ce la faccio a
disfarmene. Sarà quella scrittura sulle etichette
così piena di ricordi e di spensieratezza, sarà la
voglia di riascoltare ancora una volta quei fruscii
e di rivivere un po'l'atmosfera dei miei sedici anni. Decido: alcuni li butto, ma lascio con me tutte le
"chicche", le registrazioni che so che non facilmente potrò ritrovare con Emule, i bootleg radiofonici.
Inevitabile poi un giorno in cui mi sentirò dotato
di tanta buona volontà li riverserò dentro più
moderni CD. C'è qualcosa della filosofia del principe
di Salina in tutto questo: mutare supporto per
conservare. Conservare con me le cose che un
tempo mi hanno emozionato, e che possono ancora
continuare a farlo, anche se frusciando un po' ...


Dug ha scribacchiato ciò alle ore 12:36 | link | commenti (7)
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Quel guru di Pazzaglia...

Quando un artista scompare, al di la delle lacrime
e dei coccodrilli di turno, delle celebrazioni della
stampa e delle parole affettuose degli amici,
improvvisamente di costui ci viene a mancare la sua
voce, la sua arte, e ci dobbiamo tenere stretto
quello che di bello e di artisticamente valido egli
ha prodotto. Riccardo Pazzaglia per me era molto
di più di quello che è stato rappresentato nel
momento della sua dipartita. La televisione, la
radio ed il cinema sono abituati a dare per loro
natura maggior spazio a personaggi più chiassosi
e prorompenti, più alla moda e pieni di se.
Un genio puro dello spettacolo, ingiustamente
messo in ombra dall'ingombrante e straripante
Renzo Arbore, il quale l'ha soltanto usato per il
proprio personale successo ai tempi di "quelli della
notte". Quando la maggior parte degli italiani ha avuto 
modo di conoscere Pazzaglia. Ma di tutto ciò che egli ha
fatto ed ha scritto prima e dopo se ne ha poca traccia.
Credo che negli anni ci sarà sicuramente modo di
riscoprirlo, e di dargli maggior credito di quanto ne
abbia avuto quando lavorava. Nel divertente film
"Separati in casa". dove è regista, attore sceneggiatore  affianco ad una superba Simona Marchini, egli
ripropone il meglio della rivista napoletana in questa
esilarante canzonetta "Io vado a fare il Guru".
Da tempo pensavo di rovistare nel nastro del film
per rivedermela. E' attualissima, nonostante sia stata
scritta venticinque anni fa o più. Dedicata a tutti gli
orientaleggianti ed i "guru" e buddisti dell'ultima ora.
La metto qua, in onore e buona memoria di quel
grande artista che era Riccardo Pazzaglia.


Dug ha scribacchiato ciò alle ore 11:39 | link | commenti (1)
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venerdì, 06 ottobre 2006

       Flebo di musica


No, sono proprio preoccupato pe la salute pubblica.
Mi sento circondato da ipod e chiavette di memoria
a cuffiette, da minischermi di cellulari e colorati
display di palmari ... La gente è distratta!
Questo ragazzo si guardava un video sul suo ipod
e ridacchiava cafonamente infrangendo il silenzio
del vagone ferroviario... Ogni tanto mostrava un
passaggio particolarmente comico all'amico che
gli sedeva accanto, anch'egli impegnato nell'ascolto
di un qualche frivolo file musicale. Ma i due non si
capivano mica facilmente. Noh! Se il tizio A diceva a B
un qualcosa, era costretto a ripeterla diverse volte
prima che il bimbone B capisse. Si udiva bofonchiare
"EH? Cosa' Ah? Ripeti un po? Nbe?  Ah ahhahha si!"
E non si sa bene se questi problemi di comunicazione
sono dovuti a sordità, a distrazione o a una crescente degenerazione dei meccanismi relazionali, rapiti e condizionati come spesso si è dal flusso di stimoli
artificiali di natura squisitamente hitech...


Dug ha scribacchiato ciò alle ore 23:05 | link | commenti (4)
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  Autumn start walkin'



S'è fatto autunno che quasi non ho avuto il tempo di
salutar l'estate. Come proprio ogni anno questo periodo
porta con se fermento, voglia di far progetti e di
trovar la maniera per organizzarsi le giornate che
verranno. Come se uno avesse un budget ben stabilito
da spendere in fatto di vita, un carnet di possibilità.
Università, palestre, corsi di ogni sorta, laboratori ...
Se l'estate e la primavera sono perfette per gli stage,
l'autunno è la stagione per cominciare. Che si cominci!
A tal riguardo mi sovviene un aforisma di Pavese al
quale sono molto affezionato:
«L'unica gioia al mondo è cominciare.
E' bello vivere perché vivere è cominciare, sempre
ad ogni istante.»
.
Anni addietro un amico mi fece intelligentemente
notare che per contraddizione lo scrittore pose termine
ai suoi giorni con un suicidio, e che fu la disillusione a
portarselo via... Ma non sarà certo la sua parabola esistenziale, la sua personale umana vicenda a togliere
un qualche punto di bellezza a questo pensiero.
Il mio autunno, partito plumbeo per la triste vicenda
di Fabio, ha toccato un altro pedice qualche sera fa,
quando tornando a casa a notte fonda da una serata
in compagnia mi appisolavo sul volante e noncurante
dello stop al semaforo rosso, ebbro dei miei sogni,
visitavo con il muso della mia beneamata autovettura
il posteriore di un veicolo altrui... Una sciocchezza,
ho pensato, poteva andarmi peggio. Le lamiere piegate,
la plastica rotta, i vetri frantumati, ma io indenne...
Certo, la Peppa mi costerà, e non poco, ripararla, ma l'importante è che abbiamo portato la pelle a casa.
L'autunno... la stagione perfetta per  cominciare...
A risalire la china!


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giovedì, 28 settembre 2006

   Fabio suonerà sempre



Ognuno ha un maestro, un riferimento, un esempio a
cui riferirsi. Io con la chitarra in mano avevo lui. Non
ho mai saputo suonare come lui sapeva fare, e non
avevo mai smesso di provare a rubargli qualche posizione
di accordo che solo lui sapeva inventarsi. Lui quando
suonava, non suonava Pino Daniele, ma semplicemente
era Pino Daniele, perfetto, le stesse note, la stessa ritmica,
aveva anche la stessa chitarra di Pino, la mitica Paradise...
Io in confronto ero un caciarone, ma avevo di buono in
più che cantavo, e magari scrivevo pure un qualcosa che
tendesse ad assomigliare ad una canzone. Fabio invece
aveva di buono che era generoso, accompagnava il
canto di chiunque sapesse cantare, e basta. Gli piaceva
suonare, e non voleva fare altro. Anche se nella vita era un
professionista, e aveva studiato discipline che di artistico
avevano ben poco. Un incidente balordo ha trasformato la
sua immersione all'isola del Giglio nella fine dei suoi giorni.
Era un po' che non ci si vedeva, il ricordo migliore lo trovo
in questo video girato nella vacanza di Madrid di qualche
anno fa. L'eco della risata è il suo, sotto la musica dei Tribalistas. Ma quello che accadeva quando suonavamo in
piazza, quello che abbiamo vissuto nei nostri giorni migliori,
farà si che egli sia sempre il mio maestro, e la ricerca di
quegli fottuti accordi che non sono mai riuscito a fregargli
il mio personalissimo modo di averlo sempre vivo in me,
e mantenere un dialogo, ovvero pregare per lui.

Dug ha scribacchiato ciò alle ore 11:16 | link | commenti (7)
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domenica, 17 settembre 2006

    In una bacheca #2



beh...  beh...  effettivamente...


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sabato, 16 settembre 2006

         Insciallaldilah



Che strano vederla così giovane e bella, acuta e
affascinante, e contemporaneamente invecchiata
ed arcigna, caparbia e polemica. Una donna se ne
è andata e tutto il mondo ora ne parla. Da giovane
a detta di tutti era la migliore, guardo le immagini
e ne rimango rapito. Penso alla sua trilogia avuta
in regalo a natale scorso da mio fratello, con lettera
di presentazione. Così vicino com'è alle posizioni
estremistiche di lei, prova ad istigarmi ad aprire
gli occhi rispetto alla questioni che incendiano il
medioriente. Pensieri differenti dai miei, così
distanti che ha dovuto fare ricorso alla letteratura 
della Fallaci per cercare di farmi cambiare rotta.
Questi tre libri li ho soltanto sfogliati pigramente,
ma ora ho improvvisamente una gran voglia di
leggerli, e a ruota vorrei recuperare anche "insciallah".
E perchè no, anche "un uomo", perchè questa
vicenda dell'eroe greco Alexandros Panagulis mi
incuriosisce non poco... Forse è la voglia di capire
di più questa donna che se ne è appena andata,
e non come una piuma, ma come una bombarola
(avrebbe voluto far saltare le moschee toscane)
lasciandoci al nostro destino di dover fare i conti
con le sue invettive e le sue profezie di catastrofe.


Dug ha scribacchiato ciò alle ore 21:34 | link | commenti (2)
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giovedì, 14 settembre 2006

        Bloody Shop


Sono sicuro per esperienza quasi personale che una
fame così stimola l'intelletto e l'intraprendenza...


Dug ha scribacchiato ciò alle ore 11:26 | link | commenti (3)
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lunedì, 11 settembre 2006

   Cosa facevo quel giorno

Continueremo a raccontarcelo per tutta la vita, cosa
facevamo quel giorno, quel pomeriggio di esattamente
cinque anni fa. "Dov'eri l'undici settembre?" E ognuno
illustra come e dove e da chi ha saputo dell'apocalisse.
Perchè di quel giorno non s'è detto che c'è stato il più
grande passaparola della storia dell'umanità.
Certo, dopo quel giorno il mondo è cambiato, ma meno
di quello che si prospettava nelle settimane successive
alla tragedia. Del resto come sempre si dimentica e si
ricorda, a seconda delle circostanze e delle convenienze.
O meglio, quello che vivi resta comunque tutto dentro,
e tu di conseguenza cambi pure, eccome se cambi, ma
non hai più i riferimenti di prima per valutare di quanto.


Dug ha scribacchiato ciò alle ore 08:43 | link | commenti (5)
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domenica, 10 settembre 2006

Facciamo un po' di bilanci...



Non male, no? Speriamo di continuare così ancora
per un po'. Comunque sono già molto soddisfatto...


Dug ha scribacchiato ciò alle ore 13:57 | link | commenti (2)
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      Però Lina no...


Certo che il monologo di Gaber era un po'
tirato all'eccesso, e il suo grottesco giudizio
non ha risparmiato artisti che sicuramente
anche egli stimava. La Wertmuller, per esempio,
in questa intervista  montata qualche settimana
fa mi ha affabulato non poco. I basilischi è un
film che devo al più presto assolutamente vedere, 
ed a sollecitarmi ha contribuito questa sequenza qua.

Dug ha scribacchiato ciò alle ore 13:27 | link | commenti (2)
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sabato, 09 settembre 2006

    Bloggin' in the Wind


Tra un po' scatta la notte blanca ed io sono qui in
turno al lavoro, di sera, ma non mi pesa, no no.
Non è che mi serva una notte bianca collettiva per
cogliere il senso del divertimento o stabilire un 
contatto con i luoghi della Cultura, preferisco magari
domani fare una mattina bianca, oppure fare un
pomeriggio lilla, o meglio un crepuscolo fucsia...
Questo cielo della mia foto non è certo quello della impegnativa giornata di oggi, il quale ha fatto
preoccupare non poco il sig. Veltroni & C. con i suoi
plumbei e bizzosi propositi atmosferici. Il mio è un
cielo colto un giorno qualunque di questa estate,
uno qualsiasi, ed io nel pensare alle mie notti bianche
(di lavoro) non posso che sperare che là fuori ognuno
possa a suo modo trovare la sua notte bianca, ma non
solo stanotte, no, soprattutto nei giorni a seguire,
anche perchè senza questo clima da villaggio turistico
che c'è in giro, e senza il chiasso carnascialesco che vorrebbero fosse speso ovunque, forse con maggior attenzione e consapevolezza all'attimo che si vive,
senza l'ansia di pensare "a quello che mi sto perdendo",
si vive meglio anche il divertimento.
C'è da dire che in queste ore non posso non pensare
anche al festival di Venezia come a quello della
letteratura che c'è a Mantova... 
  E la festa del rione sottocasa dove la lasciamo:  
    Libertè, Fraternitè, Ubiquitè, por favor!
C'è un celebre monologo di Gaber al riguardo e ne lascio
un passaggio qui di seguito:

"Non so se ultimamente è successo anche a voi, ma io sto diventando pigro. Ma pigro pigro. Proprio nel senso di uscire la sera, di andare al cinema, a teatro. Per carità.
Purtroppo c’è sempre qualcuno, magari un amico, che ti fa: "Eh no, caro, quello lì non lo puoi proprio perdere". Ahi ahi ahi ahi maledizione, non lo posso perdere. Ma come "non lo posso perdere"? So già che fa schifo, ma scusami! So già che non mi piace per questo e questo. "Ma come?" fa lui "Non l’hai visto, non hai letto niente, come fai a dirlo?". Ed eccomi al cinema. Otto Oscar, la madre, la figlia, i bambini, l’astronauta scemo. Per un po’ si ride, qualcuno. Poi la tragedia. La vita, la morte. Proprio a lei, poverina. La mamma, i bambini, tutti che piangono. Anche l’astronauta diventa buono, un nonno.
In quei momenti vorresti essere dovunque. A casa ammalato, alle corse dei cani, al planetario, al pronto soccorso, dal dentista, dovunque. E invece sono qui, scomodo, non si fuma, otto Oscar, seimila lire, una schifezza, lo sapevo. Che serata!
E Invece ho fatto bene a venirci. Sì. Bisogna saperlo quanto si soffre, bisogna ricordarselo. Perché poi quando non ci vai godi. Non si gode mai abbastanza di quello che si perde, mai.
Ma ti rendi conto? Essere a casa e pensare "questa sera mi sono perso il Machbeth". Che colpo, ragazzi! Venerdì mi perdo La tempesta. Sono già tutto eccitato. Carmelo Bene me lo perdo martedì. No, martedì c’è un film stupendo di Coppola. Ormai devo perdermi quello lì, è fissato. Quando ce n’è due è un po’ un casino. Sabato invece sono a posto: non vado al dibattito sul nucleare. E anche lì me la godo, ragazzi!.
Averlo saputo. Io prima non andavo e basta. Invece è di più, molto di più. Non riuscivo mica a gustarmi così l’idea di non esserci. Ma ti rendi conto? Quando non andavo a vedere Ronconi! Otto ore di godimento, senza intervallo. E che goduria non aver visto Novecento, l’Otello, la Wertmuller, ET, Severino Gazzelloni, Lindsay Kemp. E Lavia? Io quando non vedo Lavia mi sento più buono, come purificato. Ecco cos’è, anche. Non solo godi, ma ti senti più pulito. Una disintossicazione. Tu pensa, sono cinque anni che ogni martedì e ogni venerdì mi perdo J.R. E’ come aver smesso di fumare.
Però attenzione. Sì, attenzione, perchè mi sembra che la situazione purtroppo stia un po’ cambiando, sì. Di queste cose colossali, di questi capolavori – così dicono – tipo "Inferni di cristallo", "Padrini", "Cuculi", questa roba qui, ne fanno sempre meno, e non è neanche così obbligatorio andarci.
Maledetti, mi stanno togliendo il gusto di perdermi le cose con soddisfazione (...) "

      (Cosa Non Mi Sono Perso, Giorgio Gaber
          Album: Io Se Fossi Gaber    -    1985)


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giovedì, 07 settembre 2006

       L'ultima spiaggia


    ...della stagione. O la penultima. Chissà...

 


Dug ha scribacchiato ciò alle ore 07:51 | link | commenti (1)
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mercoledì, 06 settembre 2006

    Il cuore in trasferta


Sono alcuni giorni che gironzolo di nuovo nei vicoli del
paese in cui ho abitato sette lunghi e vivissimi anni.
Il luogo dove un tempo ogni cosa mi sembrava un epifania,
e dove ad onor del vero ho iniziato a redarre questo blog.
Molta gente l'avevo persa di vista, ma li ho ritrovati
cortesi e generosi verso di me come un tempo, qualcuno
ha azzardato ad ipotizzare un mio ritorno, e chiarito il
motivo della mia permanenza da quelle parti ho avuto
solo un po' di nostalgia, così' come anche mi sono scoperto profondamente cambiato da quegli anni in cui gironzolavo
giulivo tra le stradine antiche piene di quella umanita pittoresca. La stessa gente sempre agli stessi posti...
Le persone anziane che leggono assieme e commentano
i manifesti con il programma della festa patronale è
uno spettacolo inesistente in luoghi più urbanizzati
come il posto dove adesso vivo. Simulando indifferenza
p
rovo sempre lo stesso interesse per quello che si dicono.
E nel farlo cerco le motivazioni di quel loro 
atteggiamento 
rispetto alle cose della vita che viene normalmente definito
"di paese", riccamente colorate in quel dialetto pieno di "u"
che un tempo avevo anche un po' grottescamente imparato.
Tracce di quella filosofia di vita ancora un po' antagonista
ai modelli imposti dalla grande città che in passato ho avuto
modo di apprezzare di più, quasi quasi rifacendomi agli ideali roussoniani e pasoliniani, ma che ora dopo un po', ahimè,  mi fa r
ifuggire a valle. Come dire... "assumere a piccole dosi".


Dug ha scribacchiato ciò alle ore 08:30 | link | commenti
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