San Babylon,
Mister Ghost
e Messere
Firewall...
Se in un
ipotetica intervista mi chiedessero "cosa per te
è più importante aver
installato in un PC" direi quello che
continuo a dire a molti
amici, ovvero Babylon, ovvero
quel programmino che una volta installato,
insieme a
tutti i suoi vocabolari aggiuntivi (ce ne sono molti, tanti
e di
ogni provenienza ed argomento) ti permette,
semplicemente con un click sulle
parole del tasto
centrale del mouse, di sapere tutto, in qualsiasi
lingua
e di qualsiasi argomento. La chiave per sbrogliare
appunto la
babele, qualunque sia la lingua e la parola,
A Babylon personalmente
accoppio l'ottimo dizionario
Sabatino Coletti in CDrom, stranamente fuori
edizione
da tanti anni (è del 1996), ma ancora completissimo,
in una
unità disco virtuale (non è fantascienza, giuro...)
creata con Daemon, per non ingombrare il lettore dvd,
la quale mi
offre un ottima etimologia e tante altre
cose legate alla lingua italiana,
utilissime ad uno come
me che si sente ancora in terza media quando
scrive.
Poi ci mettiamo il monumentale Encarta Microsoft,
installato
tutto su hard disk, sempre per non avere
mai dvd per le mani, da consultare
con un click,
prima di passare a Google e Wikipedia, che
implicano
ci sia una connessione di Rete. A tranquillizzarmi,
poi,
più che un antivirus, del quale non posso comunque
fare a meno, ma
che comunque uso al minimo perchè
tanto boiate sui miei pc è difficile che
c'entrino visto
l'uso che ne faccio, ci pensano due cose: un buon
firewall
(Zonealarm) che si comporta come un solerte
doganiere monitorando le attività della rete
locale,
avvertendomi tempestivamente su ogni cosa
che
sta cercando di entrare od uscire dal mio computer,
ed
interpellandomi sul da farsi (lo faccio passare o no?).
E poi, seconda
cosa, Norton Ghost, ovvero il grande
amico che mi permette di avere una "copia" stipata
altrove della
miglior configurazione del mio pc, pronta
ad essere riesumata e ricollocata
in pochi minuti al
posto dell'eventuale versione infetta o rovinata
con
la quale mi ritrovo improvvisamente ad operare, e
risolvere
in poco tempo questioni che sappiamo bene
quali umane
sintomatologie ed efferate reazioni
possono causare, e quanto
incidano sull'aumento del
numero delle Madonne invocate e sul pianeta terra...
Our family tree

Kalimnos, Grecia. Estate 1999
C'è un mio
parente, diciamo un cugino di terzo
grado, emigrato all'estero, ed in quanto
lontano
dalla sua radice, dal luogo e dalle persone che lo
hanno generato,
egli ha saputo cogliere meglio
di tutti il senso delle cose, e con la calma
e la forza
di volontà della sua età non più giovane, prossimo
alla
pensione, ha iniziato a fare ricerche e a parlare
con i suoi parenti
italiani, ogni volta che scendeva
sotto le Alpi. Ne è nato un albero
genealogico,
certo non blasonato, ma che ha permesso un po'
a
tutti noi persone coinvolte, anche se un po'
distanti come grado di
parentela, e spesso pure
non poco geograficamente e comunicativamente,
di
vederci, di "sapere", di cogliere un po' il senso
collettivo della nostra
storia, e voler bene di più
a chi in un modo o nell'altro è legato da una
radice
che quanto più è definita, tanto più diventa
forte.
Il mio parente è una persona eccezionale, e non
solo nella costanza
con cui ha operato ed intende
operare per completare la sua opera, ma
perchè
ha saputo muovere cose belle. Le sue vacanze
italiane sono
sicuramente benedette, e la memoria
di chi non c'è più migliora certamente la
vita di tutti.
Ode in memoria di una
chiavetta di
... memoria

Tracannasti i miei dati
Mia digital
mastodonte
e quanti te n'ho passati
di informatica
fonte
Trattavasi magari di testi
con ingegno
redatti
tu libasti e li stipasti
per ripropormeli agli
atti.
Quanti allegati e jeipegge
o anco venial
emmeppitre.
ed al suon sublime di un reggae
tu, sempre leggiadra, con me.
Che forte del tuo giga
eri una vera
baronessa
e non mi credevo mica
che saresti morta
lessa
Quando men me l'aspettavo
senza manco un
backuppe
spirasti appesa col cavo
e il tecno afflato si
ruppe
Ora qui senza tuo il giga
mi manca
spazio vitale
- ti prego, non volermene mica -
oh cara estinta mia amica,
se accatto
un'altra a te uguale!
Para(Strum)enti fiscali...
Non so se è una
fissazione solo mia, ma
ultimamente, alla luce delle cose
sentite in
parlamento con la finanziaria, quando mi trovo
nel
traffico vicino ad una S.U.V. (super ultra
vehicle? Io
avrei coniato l'acronimo CMCM,
ovvero Cretini Montati Cor Macchinone),
frugo
negli abitati attraverso gli scuri vetri per
cercare di
guardare in viso i suddetti super
automobilisti che viaggiano super alti e
che
di solito fanno gesta supergajarde quando sono
al volante, oltre a
produrre un notevole indotto
di spreco di spazio fisico ovunque essi
transitino.
Cerco di cogliere un gesto, una reazione, un
labiale, che so,
un umano smuovimento in loro
che mi faccia capire di che pasta sono, e
come
vivono il fatto che qualcuno, finalmente, stia
pensando di ponderare
il loro ingombrante ego
in termini di spreco-economia, visto che le
vacche sono magre e smunte ben oltre misura.
Automobilisticamente
parlando poi, forse il SUV
è solo una proiezione di altre loro
peculiarità
caratteriali. Lo so, sono un po' cattivo, ma li
ho sempre
avuti qui, per via di come guidano
molti di loro... Fatte salve le dovute
eccezioni,
ovviamente, perchè sappiamo bene che c'è
anche chi
è ben motivato da ragioni di lavoro
o altre (quali?) nello
scegliere un veicolo simile.
Però uno strumento come quello della
foto
proposto a Gardaland, non è mai troppo
del tutto troppo luogo. Mi
ricorda un po'
la questione di chi va a mangiare in trattoria con
gli
amici e per furbizia o per gola alza il tiro
e senza prendere accordi
iniziali ("che famo
alla romana?") si sceglie per se le cose più
costose
dai menù, che ce frega, tanto poi alla
fine "dividemo..."
(a
Roma se direbbe "steccamo", n.d.D.)
Dalle mani ai
fatti...
Proprio nei giorni in cui il Papa Ratz proclama santo
Filippo
Smaldone, l'apostolo dei sordomuti (al quale,
visto un mio oggettivo piccolo
difetto auditivo, mi
potrò da oggi avocare...), mi fa piacere
rimarcare
come Al Jaazera, il media più blasonato del medio
oriente,
faccia buona parte dei propri notiziari con
il supporto del LIS, ovvero del
linguaggio dei
sordomuti. Il che visto con occhi più occidentali
ha
qualcosa di più che umoristico, anche perchè
dopo un po' ci si
chiede se allora un sordomuto
italiano sia in grado di leggere il
linguaggio dei
segni di un sordomuto arabo islamico. Verrebbe
da sperare
di si, che almeno in questa categoria
di cose non ci siano altre
barriere tra noi e loro.
Tra l'altro devo dire che diversi giorni fa mi è
accaduta al riguardo una cosa divertentissima,
che uno poi deve ridere
sotto i baffi, e meditare su
la grandezza della cosa, per dirsi "ma perchè
non ci
ho pensato prima"... Ero in un supermercato, e c'era
una coppia di
sordomuti. Lei bellissima, lui anche
giovane ed affascinante. In fila alla
cassa parlavano
tra loro silenziosamente a gesti. Ad un certo momento
a
lui squilla il cellulare. Bene, lo prende, apre il flip,
si mette in posa ed
inizia a conversare in videochiamata
a gesti con il suo interlocutore
sordomuto remoto
che gli appariva sul display. Geniale. Il
videotelefono
tanto criticato dai più per via della sua
inappellabile
natura frivola ed edonistica improvvisamente ci appare
come
un invenzione degna della tradizione di
Meucci.
Shine and go
L'ho rivisto qualche
giorno fa in
DVD, e l'ho ritrovato magnifico.
Rimane uno dei miei
film favoriti.
Non riesco a liberarmi la testa da
uno dei temi della
colonna sonora,
il mottetto di Vivaldi "Nulla in
mundo pax
sincera"...
Mi gira, mi gira nelle orecchie
da due giorni. Impossibile
liberarsene.
Cerco la lirica su internet, e la
trovo
subito:
Aria
Nulla in mundo pax sincera
sine felle, pura et vera,
dulcis Jesu,
est in te.
Inter poenas et tormenta
vivit anima contenta
casti
amoris sola spe.
Recitative
Blando colore oculos
mundus
decepit
at occulto vulnere corda conficit;
fugiamus ridentem,
vitemus
sequentem,
nam delicias ostentando arte
secura
vellet
ludendo superare.
Aria
Spirit anguis
inter
flores et colores
explicando tegit fel.
Sed occulto tactus ore
homo
demens in amore
saepe lambit quasi mel.
Alleluia.
Cerco anche la traduzione, ma senza
successo. Qualcuno può
aiutarmi?
Frusciante e
felice
La sorte ha voluto che per la necessità di stare un
po' vicino a
mia madre, ferma a letto per un intervento
ortopedico al ginocchio,
mi sono ritrovato tra le mura
della casa dei miei genitori un po' più a lungo
delle
normali sortite "mordi e fuggi" a cui siamo abituati.
E una volta
dentro quella che un tempo era la mia
cameretta, ed ora è una specie di
ludoteca per i
miei nipoti, ho messo mano agli scaffali della
libreria,
tirando giù parecchia roba dimenticata là
da tanti anni, libri di scuola,
documenti, spartiti,
quaderni, lettere, trick track fischiabbotti e...
nastri.
Si, tanti nastri, tutta la mia infanzia, adolescenza
e prima
gioventù fatta di musica. Nastri registrati
da amici, alcuni con dedica, da
chi aveva il privilegio
di avere il disco in vinile. Oggi i ragazzi
scaricano,
noi copiavamo, interi pomeriggi a riversare e copiare
sul
cartoncino della custodia titoli e commenti.
Il fruscio del nastro riprodotto
dal walkman era parte
della colonna sonora degli anni ottanta. Ho ritrovato
nastri che penso di conoscere a memoria, anche nei
fruscii e nei rumori
di fondo del disco... Le lunghe
lotte col dolby, che ti toglieva il fruscio
ma ti segava
anche la qualità della riproduzione, e poi il privilegio
di
acquistare il disco per le cose che si ritenevano più
belle. E poi giù, a
copiare per gli amici, lo stereo acceso
con le cuffie nel primo pomeriggio,
senno i vicini
reclamano. C'e da dire che non trovo più nessun
mio
walkman, neanche l'ultimo, o quello che tirò le cuoia
su
una spiaggia spagnola nei primi anni novanta.
I cd ebbero il sopravvento di
lì a poco. Ci sembrarono
di una perfezione marziana, e i nastri
cominciarono
a farci storcere il muso. I primi masterizzatori di cd
erano
cose da ricchi, e dovemmo aspettare ben oltre
la metà degli anni novanta per
ritornare a "copiare".
C'è sempre stata una fascia di privilegiati,
riguardo
queste cose: quelli che "avevano" e tu non avevi.
Avere un
determinato disco, avere una piastra dbx,
avere un masterizzatore quando
erano solo un
sogno. Poi improvvisamente il mondo accelera,
le case e le
tasche si riempiono di ogni sorta di player
digitale, la musica la scarichi
dalla rete. In una notte,
in un unico file, mi sono scaricato tutta la
discografia
di Jaques Brel e buona parte di quella di Chick
Corea.
Cinquant'anni di carriera artistica in un colpo solo.
Ma ancora non
ne ho ascoltato che pochi brani. Che
paradosso: di queste cassette ne ricordo
ancora
tutti i fruscii spuri, e del nuovo, di questa immensa
mole di mp3
mi viene solo da dire che si perde il
senso del valore artistico di quello
che ascolti e che
hai con te. Però tutto è più democratico, e tutto
hanno
accesso a tutto. Guardo i miei nastri: devo portarli via,
insieme a
tanti libri che finito il loro esilio in quella
cameretta non più mia devono
tornare con me.
Organizzo scatoloni, mi accorgo che molti nastri
li ho in
cd, ma guarda un pò, non ce la faccio a
disfarmene. Sarà quella scrittura
sulle etichette
così piena di ricordi e di spensieratezza, sarà la
voglia
di riascoltare ancora una volta quei fruscii
e di rivivere un po'l'atmosfera
dei miei sedici anni. Decido: alcuni li butto, ma lascio con me tutte le
"chicche", le registrazioni che so che non facilmente potrò ritrovare con
Emule, i bootleg radiofonici.
Inevitabile poi un giorno in cui mi sentirò
dotato
di tanta buona volontà li riverserò dentro più
moderni CD. C'è
qualcosa della filosofia del principe
di Salina in tutto questo: mutare
supporto per
conservare. Conservare con me le cose che un
tempo mi hanno
emozionato, e che possono ancora
continuare a farlo, anche se
frusciando un po' ...

Flebo
di musica
No, sono proprio preoccupato pe la salute pubblica.
Mi sento
circondato da ipod e chiavette di memoria
a cuffiette, da minischermi di
cellulari e colorati
display di palmari ... La gente è
distratta!
Questo ragazzo si guardava un video sul suo ipod
e
ridacchiava cafonamente infrangendo il silenzio
del vagone
ferroviario... Ogni tanto mostrava un
passaggio particolarmente comico
all'amico che
gli sedeva accanto, anch'egli impegnato nell'ascolto
di un
qualche frivolo file musicale. Ma i due non si
capivano mica facilmente. Noh!
Se il tizio A diceva a B
un qualcosa, era costretto a ripeterla diverse
volte
prima che il bimbone B capisse. Si udiva bofonchiare
"EH? Cosa'
Ah? Ripeti un po? Nbe? Ah ahhahha si!"
E non si sa bene se questi
problemi di comunicazione
sono dovuti a sordità, a distrazione o a una
crescente degenerazione dei meccanismi relazionali, rapiti e condizionati come
spesso si è dal flusso di stimoli
artificiali di natura
squisitamente hitech...
Autumn start
walkin'
S'è
fatto autunno che quasi non ho avuto il tempo di
salutar l'estate. Come
proprio ogni anno questo periodo
porta con se fermento, voglia di far
progetti e di
trovar la maniera per organizzarsi le giornate che
verranno. Come se uno avesse un budget ben stabilito
da spendere in
fatto di vita, un carnet di possibilità.
Università, palestre, corsi di ogni
sorta, laboratori ...
Se l'estate e la primavera sono perfette per gli
stage,
l'autunno è la stagione per cominciare. Che si cominci!
A tal
riguardo mi sovviene un aforisma di Pavese al
quale sono molto
affezionato:
«L'unica gioia al mondo è
cominciare.
E' bello vivere perché vivere è cominciare, sempre
ad ogni
istante.» .
Anni addietro un amico mi fece
intelligentemente
notare che per contraddizione lo scrittore pose
termine
ai suoi giorni con un suicidio, e che fu la disillusione
a
portarselo via... Ma non sarà certo la sua parabola esistenziale, la sua
personale umana vicenda a togliere
un qualche punto di bellezza a questo
pensiero.
Il mio autunno, partito plumbeo per la triste vicenda
di
Fabio, ha toccato un altro pedice qualche sera fa,
quando tornando a
casa a notte fonda da una serata
in compagnia mi appisolavo sul volante
e noncurante
dello stop al semaforo rosso, ebbro dei miei sogni,
visitavo
con il muso della mia beneamata autovettura
il posteriore di un veicolo
altrui... Una sciocchezza,
ho pensato, poteva andarmi peggio. Le lamiere
piegate,
la plastica rotta, i vetri frantumati, ma io indenne...
Certo, la
Peppa mi costerà, e non poco, ripararla, ma l'importante è che abbiamo
portato la pelle a casa.
L'autunno... la
stagione perfetta per cominciare...
A risalire la
china!

In una bacheca
#2
beh... beh...
effettivamente...
Insciallaldilah
Che strano vederla così giovane e bella, acuta e
affascinante,
e contemporaneamente invecchiata
ed arcigna, caparbia e polemica. Una
donna se ne
è andata e tutto il mondo ora ne parla. Da giovane
a
detta di tutti era la migliore, guardo le immagini
e ne rimango rapito.
Penso alla sua trilogia avuta
in regalo a natale scorso da mio fratello, con
lettera
di presentazione. Così vicino com'è alle posizioni
estremistiche
di lei, prova ad istigarmi ad aprire
gli occhi rispetto alla questioni
che incendiano il
medioriente. Pensieri differenti dai miei, così
distanti che ha dovuto fare ricorso alla letteratura
della
Fallaci per cercare di farmi cambiare rotta.
Questi tre libri li ho
soltanto sfogliati pigramente,
ma ora ho improvvisamente una gran
voglia di
leggerli, e a ruota vorrei recuperare anche "insciallah".
E
perchè no, anche "un uomo", perchè questa
vicenda dell'eroe greco Alexandros
Panagulis mi
incuriosisce non poco... Forse è la voglia di capire
di più
questa donna che se ne è appena andata,
e non come una piuma, ma come una
bombarola
(avrebbe voluto far saltare le moschee
toscane)
lasciandoci al nostro destino di dover fare i conti
con le
sue invettive e le sue profezie di catastrofe.
Bloody Shop

Sono sicuro per esperienza quasi
personale che una
fame così stimola l'intelletto e
l'intraprendenza...
Cosa facevo quel
giorno
Continueremo a raccontarcelo per tutta la vita,
cosa
facevamo quel giorno, quel pomeriggio di esattamente
cinque anni
fa. "Dov'eri l'undici settembre?" E ognuno
illustra come e dove e da
chi ha saputo dell'apocalisse.
Perchè di quel giorno non s'è detto che c'è
stato il più
grande passaparola della storia dell'umanità.
Certo, dopo quel giorno il mondo è cambiato, ma meno
di
quello che si prospettava nelle settimane successive
alla tragedia. Del
resto come sempre si dimentica e si
ricorda, a seconda delle circostanze e
delle convenienze.
O meglio, quello che vivi resta comunque tutto
dentro,
e tu di conseguenza cambi pure, eccome se cambi, ma
non hai
più i riferimenti di prima per valutare di quanto.
Facciamo un po' di bilanci...
Non
male, no? Speriamo di continuare così ancora
per un po'. Comunque sono già
molto soddisfatto...

Bloggin' in the
Wind
Tra un po' scatta la notte blanca ed io sono qui in
turno al
lavoro, di sera, ma non mi pesa, no no.
Non è che mi serva una notte bianca
collettiva per
cogliere il senso del divertimento o stabilire
un
contatto con i luoghi della Cultura, preferisco magari
domani
fare una mattina bianca, oppure fare un
pomeriggio lilla, o meglio un
crepuscolo fucsia...
Questo cielo della mia foto non è certo quello della
impegnativa giornata di oggi, il quale ha fatto
preoccupare non
poco il sig. Veltroni & C. con i suoi
plumbei e
bizzosi propositi atmosferici. Il mio è un
cielo colto un
giorno qualunque di questa estate,
uno qualsiasi, ed io nel pensare alle mie
notti bianche
(di lavoro) non posso che sperare che là fuori ognuno
possa a suo modo trovare la sua notte bianca, ma non
solo stanotte,
no, soprattutto nei giorni a seguire,
anche perchè senza questo clima
da villaggio turistico
che c'è in giro, e senza il chiasso carnascialesco che
vorrebbero fosse speso ovunque, forse con maggior attenzione e
consapevolezza all'attimo che si vive,
senza l'ansia di pensare "a quello
che mi sto perdendo",
si vive meglio anche il divertimento.
C'è da dire
che in queste ore non posso non pensare
anche al festival di Venezia
come a quello della
letteratura che c'è a Mantova...
E
la festa del rione sottocasa dove la lasciamo:
Libertè, Fraternitè, Ubiquitè,
por favor!
C'è un celebre monologo di Gaber al riguardo e ne lascio
un passaggio qui di seguito:
"Non so se ultimamente è successo anche a voi, ma io sto diventando
pigro. Ma pigro pigro. Proprio nel senso di uscire la sera, di andare al cinema,
a teatro. Per carità.
Purtroppo c’è sempre qualcuno, magari un amico, che ti
fa: "Eh no, caro, quello lì non lo puoi proprio perdere". Ahi ahi ahi ahi
maledizione, non lo posso perdere. Ma come "non lo posso perdere"? So già che fa
schifo, ma scusami! So già che non mi piace per questo e questo. "Ma come?" fa
lui "Non l’hai visto, non hai letto niente, come fai a dirlo?". Ed eccomi al
cinema. Otto Oscar, la madre, la figlia, i bambini, l’astronauta scemo. Per un
po’ si ride, qualcuno. Poi la tragedia. La vita, la morte. Proprio a lei,
poverina. La mamma, i bambini, tutti che piangono. Anche l’astronauta diventa
buono, un nonno.
In quei momenti vorresti essere dovunque. A casa ammalato,
alle corse dei cani, al planetario, al pronto soccorso, dal dentista, dovunque.
E invece sono qui, scomodo, non si fuma, otto Oscar, seimila lire, una
schifezza, lo sapevo. Che serata!
E Invece ho fatto bene a venirci. Sì.
Bisogna saperlo quanto si soffre, bisogna ricordarselo. Perché poi quando non ci
vai godi. Non si gode mai abbastanza di quello che si perde, mai.
Ma ti
rendi conto? Essere a casa e pensare "questa sera mi sono perso il Machbeth".
Che colpo, ragazzi! Venerdì mi perdo La tempesta. Sono già tutto eccitato.
Carmelo Bene me lo perdo martedì. No, martedì c’è un film stupendo di Coppola.
Ormai devo perdermi quello lì, è fissato. Quando ce n’è due è un po’ un casino.
Sabato invece sono a posto: non vado al dibattito sul nucleare. E anche lì me la
godo, ragazzi!.
Averlo saputo. Io prima non andavo e basta. Invece è di più,
molto di più. Non riuscivo mica a gustarmi così l’idea di non esserci. Ma ti
rendi conto? Quando non andavo a vedere Ronconi! Otto ore di godimento, senza
intervallo. E che goduria non aver visto Novecento, l’Otello, la Wertmuller, ET,
Severino Gazzelloni, Lindsay Kemp. E Lavia? Io quando non vedo Lavia mi sento
più buono, come purificato. Ecco cos’è, anche. Non solo godi, ma ti senti più
pulito. Una disintossicazione. Tu pensa, sono cinque anni che ogni martedì e
ogni venerdì mi perdo J.R. E’ come aver smesso di fumare.
Però attenzione.
Sì, attenzione, perchè mi sembra che la situazione purtroppo stia un po’
cambiando, sì. Di queste cose colossali, di questi capolavori – così dicono –
tipo "Inferni di cristallo", "Padrini", "Cuculi", questa roba qui, ne fanno
sempre meno, e non è neanche così obbligatorio andarci.
Maledetti, mi stanno
togliendo il gusto di perdermi le cose con soddisfazione (...)
"
(Cosa Non Mi Sono Perso, Giorgio
Gaber
Album: Io Se
Fossi Gaber -
1985)
L'ultima spiaggia
...della stagione. O la penultima.
Chissà...
Il cuore in
trasferta
Sono alcuni giorni che gironzolo di nuovo nei vicoli del
paese in cui
ho abitato sette lunghi e vivissimi anni.
Il luogo dove un tempo ogni cosa
mi sembrava un epifania,
e dove ad onor del vero ho iniziato a redarre
questo blog.
Molta gente l'avevo persa di vista, ma li ho
ritrovati
cortesi e generosi verso di me come un tempo, qualcuno
ha
azzardato ad ipotizzare un mio ritorno, e chiarito il
motivo della mia
permanenza da quelle parti ho avuto
solo un po' di
nostalgia, così' come anche mi sono scoperto profondamente cambiato da
quegli anni in cui gironzolavo
giulivo tra le stradine antiche piene di
quella umanita pittoresca. La stessa gente sempre agli stessi
posti...
Le persone anziane che leggono assieme e commentano
i
manifesti con il programma della festa patronale è
uno spettacolo
inesistente in luoghi più urbanizzati
come il posto dove
adesso vivo. Simulando indifferenza
provo
sempre lo stesso interesse per quello che si dicono.
E nel farlo cerco
le motivazioni di quel loro atteggiamento
rispetto alle cose della vita che viene
normalmente definito
"di paese", riccamente colorate in quel dialetto
pieno di "u"
che un tempo avevo anche un po' grottescamente imparato.
Tracce di quella filosofia di vita ancora un po' antagonista
ai modelli
imposti dalla grande città che in passato ho avuto
modo di apprezzare di
più, quasi quasi rifacendomi agli ideali roussoniani e pasoliniani, ma che
ora dopo un po', ahimè, mi fa rifuggire a
valle. Come dire... "assumere a piccole dosi".