Tauto(dieto)logia
Poche foto negli
ultimi tempi, ahime, le mie attenzioni
rapite da questioni pratiche più o
meno transitorie,
e la reflex sempre nel cassetto. In compenso mi
sto
giovando degli inoppugnabili effetti della diet-dug,
nove chili in sei
settimane... Non male, no?
le stesse persone che tempo addietro mi
dicevano
"ma sei ingrassato!", ora, con lo stesso tono di
voce
meravigliato mi apostrofano "ma sei dimagrito!"
e a me questa cosa diverte
non poco, perchè mi
fa cogliere il palese senso di impermanenza delle
cose terrene... Come nel messaggio scritto nella
toilette pubblica di cui
sopra, una tautologia mi
può salvare la vita, che so, "il sole
soleggia",
"il pulitore pulente pulisce", "un duggoso dug
duggheggia"...
"la dieta dietoreggia" o giù di lì...
Eppure è cambiato solo il mio
atteggiamento
nei confronti del cibo, nel senso che ora ai carboidrati
do
senza remore del "lei", non mi fido per niente
dei salumi, perchè non appena
possono cercheranno
di vendicare le bestialità subite, ed invece do
una
smodata importanza ad ogni signolo boccone di cibo,
quasi cado in una
sorta di contemplazione mistica
durante la masticazione, più
lenta e consapevole
di una volta, e poi ogni atteggiamento di sospetto
cade laddove ci sono fibre... praticamente un firewall Symantec nello
stomaco!
Diet Dug Poetry
Manducar pallido ed assorto
Presso un
frigorifero a scartamento ridotto
Desinar tra le prugne e gli sterpi
di
rughetta scondita e tuberi imberbi
Sulle crepes, nel paiolo e sulla
vernaccia
Spiar le file di rosse formiche
Ch’ora sghignazzano ed ora si
ingozzano
Alla faccia delle tue fatiche
Ascoltare nel profondo il
latitare
Di un insalata con i frutti di mare
Mentre si levano tremuli
scricchi
di un agrume dai calvi spicchi
Ed intanto in cucina ti si
squaglia
e sentirlo con famelica meraviglia
una torta farcita, - che
travaglio! -
e questo digiunar è una muraglia
che ha in cima cocci aguzzi
di bottiglia.
Non me ne voglia il sommo poeta, ma anch'io
ho da fare
i miei ossi di seppia... manducando poco e con
attenzione!

A postcard from...

Beh, lo ammetto, sono stato un po' impegnato e
latitante
nelle ultime giornate, e questo blog ne ha risentito.
Era
vacanza ma lavoravo. Lavoro più in vacanza che
quando... lavoro. Ma sto
sistemando cose importanti.
Sto finendo di sistemare il mio studio di
produzione privato.
Il quale è una fabbrica di San Pietro in via di
conclusione.
Le fatiche si stanno per diradare e presto sarò
un uomo
libero... E mi permetterò di disporre di tutte le
risorse
celebrali (presunte...) per pensare solo a progetti
e
contenuti. In ogni caso, comunue, non dimenticherò
mai
come in questa luminosa e mite estate ho mischiato vacanza e lavoro, al punto
tale che non mi raccapezzo più...
Per
questo, una volta tornato pienamente operativo, dal posto di lavoro inoltro le
cartoline che non ho spedito in vacanza...

As in a
dream 
Lo vedo smarcare nel
traffico i lavori in corso
diligentemente in fila con gli altri
automobilisti,
la sua auto viaggia serena come credo abbia fatto
spesso,
ancora bella e maestosa, senza le rughe
che invece un po' velano la beltà
della consorte
che siede accanto, una signora sui settantacinque
che ha lo
stesso aspetto rilassato del marito che guida.
Non sembrano soffrire il
caldo, hanno i finestrini
aperti come pochi invece ad agosto se ne vedono,
devoti come si è oramai un po' tutti al proprio
irrinunciabile e
solerte condizionatore d'aria.
Vestiti che sembrano appena usciti da un
film di
Monicelli, ispirano un misto di tenerezza ed eroismo.
Sembrano
dei campioni rispetto alla vita. Mi dico
"beati i loro nipoti, se li hanno".
Ma si, certamente che
li avranno, o magari al limite sono sicuramente
zii...
Certo è che incrociarli è stato una piccola
magia
durante questo urbanissimo mese d'agosto che sto
vivendo
continuando a lavorare e a girare con il cuor
leggero per la
città.
L'intervista di due
giorni
Ci fa accogliere
nella sua villa panoramicissima
dai filippini indaffarati, mentre stuoli
di giardinieri
sferruzzano tutt'attorno con questa specie di orto
botanico
che ci circonda. Egli si fa attendere. Ci
viene detto di salire nel suo
studio, e là dentro,
davanti ad un tavolo completamente ingombro
di
libri, e pile di libri apparentemente ordinati
su ogni mobile attorno a noi.
Illuminato da una
vivace luce spot che dall'alto del soffitto gli
piomba
sulla scrivania, ci appare seduto, vestito solo di
una vestaglia e
con le pantofole intonate con essa.
Come chiamarlo? Direttore, senatore,
presidente?
Parla, ci parla di tutto, ed è un piacere ascoltarlo.
Con i
suoi tempi perfettamente radiofonici, con
la sua voce colta e suadente, di
chi ha il potere
e vive intriso di cultura in ogni cosa che fa e
vive.
E' gentile, dialoga con il regista che è insieme a me,
ed
io muoio dalla voglia di fargli tante domande,
ma non posso, sono qua solo
per fare le riprese,
e mi devo limitare a pinzargli una
pulce microfonica
sul bavero dicendogli: "mi scusi, senatore...".
Ma
egli conosce la tv molto meglio di me, e forse
sorridendomi magari se la
metterà da se, immagino...
Dopo diverse ore di dialogo invece ci manda
via,
dicendoci che non se la sente di farsi intervistare
ora, che sarebbe
stato meglio vederci l'indomani
mattina, e che ci avrebbe offerto anche il
pranzo.
Così facciamo, torniamo l'indomani di buon
mattino, ma
l'accoglienza è simile, lunghi
quarti d'ora con lui davanti in vestaglia a
parlarci
di tutto, ma di sbarbarsi e cambiarsi non se ne
parla.
Solo all'ora di pranzo ci dice di andare in giardino
a
sistemare la telecamera vicino a quel fico a cui
tiene molto e che gli
ispira alcuni aneddoti.
Anche durante il pranzo, in un ristorante dove
tutti
lo abbracciano e lo chiamano fraternamente per
nome, sono costretto
a tirar fuori la telecamera
e a registrare le cose che improvvisamente
gli
sovvengono. Racconta di come in quel raffinato
posto che un tempo era
una semplice trattoria
dei castelli romani, un tempo, quasi tutte le
sere,
si ritrovava a mangiare e bere con l'amico che ora
che gli manca di
più, Federico, romagnolo come
lui, e sua moglie Giulietta, Marcello, Tonino,
e tanti
altri che da Cinecittà salivano a Grottaferrata
in vespa ancora
con i costumi di scena addosso.
"un amicizia così ricca ed intensa, totale,
che toccava tutto, perchè di uomini speciali
come Federico ne nasce uno
ogni secolo."
Lo osservo, lo ascolto, cerco di immaginarmi
ogni cosa che
racconta... Con i suoi ottanta e passa
anni rimane una
persona lucidissima. A pranzo
finito ci salutiamo, e lui nel
farlo mi abbraccia
cordialmente. E di questo abbraccio, come di
questi due giorni passati attorno ad un'intervista
lunga alla fine solo
pochi minuti, mi rimarrà
davvero parecchio.

E cadean le stelle...

Ce la faremo stasera ad accaparrarci una lauta razione
di cadenti stelline, così belle da rimaner a bocca aperta,
per ricavarne abbastanza polvere di sogni, di quella buona
buona,
adatta ad impanare i nostri più sentiti desideri?
Speriamo che 'ste nuvole
transgeniche e fuori stagione
si facciano da parte, e poi il resto verrà da
se...

Fish and Cheap

E sul filone frivulo-estivo che mi accodo
per premiare
con la blog-foto-citazione la correttezza di questa
pizzeria
a Largo di Torre Argentina, a Roma, che a dimostrar che
nella
capitale ci sono anche commercianti onesti, mostra
ben in vista, ma veramente
bene, come si evince dal
documento fotografico in questione, il prezzo delle
bevande,
troppo spesso ballerino e sbarazzino dalle parti
dell'Urbe.
Inoltre la pizza che fa, vi assicuro, è superiore alla
media...
E non prendo mazzette per scrivere 'ste cose: io
sto
proficuamente a dieta in queste ore di alta stagione,
e posso soltanto
fare l'osservatore: osservo il cibo,
me lo assaporo con il pensiero, e lo
lascio dove sta...

Souvenir
d'Italie
Via Veneto continua a
riverberare gli echi
della felliniana dolcevita, o
perlomeno ambulano
nella zona ancora
personaggi animati
da quell'ambiguo e
voluttuoso spirito
di un tempo... Un vero circo,
ma strisciante,
perchè la solitudine percuote gli
animi
peggio del caldo d'agosto. Passarci
è un
esperienza pur sempre da farsi, e
non
solo per i turisti, ma anche per chi a
Roma
ci abita tutto l'anno e cerca un
ragguaglio
diverso di questa complessa
città.
Basta una camminata e poi si fila
via.
Vieni fermato ogni dieci metri da
un
qualche signore che ti propone il
suo
specialissimo localino. Si sente
sempre
qualcuno rispondere in
romanesco:
"tira... che nun è
aria!"
E tutto questo è meglio del
cinema...

Gloaming Mood

Aspetto
che passi.
Safety Dreams

Londra,
1993.
Cos'è la
solitudine,
se
non un momento
perfetto
per
incontrare il
Padreterno
(o chi ne
fa riccamente le veci...)
e
farci due chiacchiere
in disparte dal rutilare
del vita,
o altresì per
preoccuparsi
per un
qual certo protrarsi
imbarazzante
e silente
della sua assenza?

Walkin'
Love
Si
cammina,
per un
po',
assieme.
Destàti,
poi
un
giorno,
ci si
fruga
attorno,
a
cercare
dove
eravamo
rimasti soli.
Beach Riders

La signora indugia, tocca la coperta, parla
con l'amica e
si gira a guardare il marito...
Donna: "e daje, su... famme er prezzo
bbono..."
Venditore: "signora! Guarda, che robba bbella...
quanto valere per te?"
amica: "ma l'antra vorta ci avevi fatto lo
sconto..."
Marito (sic): "a' mò-ammed, so' io che te pago si'
te le porti via tutt'e due!"
Vogliamo negare le loro grandiose doti umane?
Vogliamo dire ancora che sono dei rejetti?
Ma a me sembrano dei veri
campioni di umanità
e di empatia. Da poter dare lezioni ad uno
stage!
Sono capaci di far sorridere praticamente chiunque,
io quasi sempre
non resisto: se mi mostrano una
pila di cd e dvd li inizio avido a
spulciare, e alla fine
dopo una lunga,
sinuosa, comica ed estenuante
trattativa ne compro uno, di cui alla fine
magari
non sono manco molto convinto.
Ed è proprio questa
trattativa che mi mette il
buon umore, perchè egli,
l'ambulante, tocca le
tue corde migliori, e se non le trova subito te
le cerca, ti fruga dentro, ti istiga o perlomeno
prova ad evocarti
qualcosa che tu non sai di avere,
con il loro italiano incerto ma efficace,
concreto
ma burlonesco. Sono loro i veri ed unici terapeuti
ed animatori
da spiaggia rimasti, e bisogna essere
un
po' alieni da tutto, come essi lo sono nei loro
immancabili ed infaticabili
sandali, per avere modo
di guardare il prossimo in maniera così diretta,
e per toccarlo dove soltanto una sensibilità
rafforzata dalla
disperazione sa toccare.
A meno che... a meno che, quella disperazione
non li faccia tirare dritti, arcigni e con il passo stanco,
senza
manco girarsi a guardarti e valutarti,
ma non perchè percepiscono con
non compreresti
nulla, no, solo perchè non sai regalargli il
sorriso che
loro hanno in qualche modo smarrito.
